Ambiente

Ambiente (374)

Oca Egiziana - Specie africana che frequenta anche le aree urbane dove c’è disponibilità di acqua che è presente anche in Europa come specie introdotta



Lo dimostra un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Global Ecology and Biogeography, condotto da un team di scienziati dell’Università di Torino, dell’Università di Cape Town, dell’Università di Witwatersrand e dell’Accademia Ungherese delle Scienze

Un nuovo studio globale sulla biodiversità urbana ha dimostrato che le aree urbane con maggior benessere ospitano anche una biodiversità più ricca rispetto alle zone più povere, un pattern che gli scienziati hanno chiamato “Luxury Effect” o “Effetto Lusso”. Lo studio ha anche dimostrato che l’entità di questo effetto è molto più grande nelle regioni aride del mondo. Lo studio è stato condotto da un gruppo internazionale di scienziati dell’Università di Torino, dell’Università di Cape Town e dell’Università di Witwatersrand in Sud Africa e dell’Accademia Ungherese delle Scienze. Le loro scoperte sono state pubblicate sulla prestigiosa rivista scientifica Global Ecology and Biogeography.


Un nuovo studio condotto dalla “Missione Archeologica nel Sahara” della Sapienza, in collaborazione con il Department of Antiquities di Tripoli e le università Milano e Modena-Reggio Emilia, ha permesso di scoprire l’esistenza di tecniche di coltivazione realizzate dai Tuareg nelle aree montane del deserto del Sahara. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Antiquity
Il clima arido del Sahara impedisce oggi ogni forma di agricoltura permanente, ma le ricerche condotte dalla “Missione Archeologica nel Sahara” diretta da Savino di Lernia del Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza, in collaborazione con il “Department of Antiquities” di Tripoli e le università di Milano e Modena-Reggio, raccontano una storia diversa.

 

Greenpeace pubblica oggi una  nuova indagine, “Fondi pubblici in pasto ai maiali”, che evidenzia come quasi la metà dei fondi europei destinati alla Regione Lombardia per la zootecnia – ben 120 milioni di euro – siano destinati agli allevamenti intensivi nei comuni con carichi di azoto che eccedono i limiti di legge. Secondo una relazione tecnica della Regione Lombardia, 168 comuni (uno su dieci) sono a rischio ambientale per eccessivi carichi di azoto, principalmente imputabili alle attività di zootecnia intensiva; eppure proprio in quegli stessi comuni gli allevamenti intensivi continuano a ricevere importanti finanziamenti pubblici tramite la PAC (Politica Agricola Comune), mentre le piccole aziende che producono in modo ecologico scompaiono in silenzio.

In Lombardia vengono allevati circa la metà dei suini e un quarto dei bovini del nostro Paese: un carico di liquami da smaltire eccessivo per i territori che ospitano queste attività e che non sembra andare verso una diminuzione, dato che la Regione ha fatto richiesta di deroga per innalzare la soglia massima di chili di azoto per ettaro autorizzata. Un atto che sicuramente tende a soddisfare le esigenze dei grandi allevamenti, ma che mette ulteriormente a rischio la salute delle comunità.

 

Uno studio coordinato dall’Istituto di scienze marine del Cnr ha dimostrato - in una ricerca pubblicata su Science Advances - che le fibre tessili sono estremamente diffuse in mare ma solo l’8% sono effettivamente sintetiche: per lo più sono composte da polimeri naturali, come lana e cotone, i cui tempi di biodegradazione non sono però ancora noti. L’abbondanza e la diffusione è dovuta all’aumento di produzione tessile e agli scarichi dei lavaggi e le concentrazioni più alte sono state rilevate in Mediterraneo e in Antartide,

Un'analisi condotta dall’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar), in collaborazione con un team di ricercatori sudafricani e australiani, indica che la grande maggioranza delle fibre tessili che galleggiano in oceano sono naturali. Lo studio, pubblicato su Science Advances, ha analizzato 916 campioni di acqua di mare durante 5 spedizioni internazionali condotte in 617 località.
“Abbiamo raccolto 23.593 fibre in sei bacini oceanici differenti e ne abbiamo analizzate circa duemila tramite un microscopio ad infrarossi (µFTIR) per identificarne la composizione polimerica, scoprendo che il 79,5% era a base di cellulosa (principalmente cotone), il 12,3% era a base animale (principalmente lana) e solo l'8,2% era sintetico (principalmente poliestere)”, racconta Giuseppe Suaria, ricercatore del Cnr-Ismar e coordinatore dello studio insieme al Prof. Peter Ryan dell’Università di Cape Town.



Ogni giorno il nostro sistema produttivo rifiuta una quantità enorme di cibo solo perché non è omogeneo nella forma e nella dimensione. Cibo meno ‘bello’ insomma ma buono lo stesso, che non incontra un ideale di ‘perfezione’ o di ‘standard’, che viene sprecato o non utilizzato a fini alimentari. In Italia si calcolano 36 chili di cibo a testa perduti ogni anno lungo tutta la catena di produzione, distribuzione e consumo, che ci costano complessivamente circa l’1% del Pil nazionale, con una stima che oscilla tra i 12 e il 16 miliardi di euro.

In Italia e nel resto d’Europa il 21% dello spreco di frutta e verdura, secondo i dati Fao, avviene direttamente nei campi. Alimenti che vengono scartati, lasciati sui terreni o utilizzati per fare compost, spesso a causa di imperfezioni, di mancata adesione agli standard che l’industria alimentare ha imposto in un primo momento ma che è poi diventata una condizione essenziale per l’accettazione da parte dei consumatori.



Incentivi auto, arriva la proposta: fino a 4mila euro di incentivi per l’acquisto di un Euro 6 con rottamazione di un’auto con più di 10 anni. Legambiente: “Una scelta sbagliata dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Se nel resto d’Europa si guarda al futuro puntando davvero sull’elettrico, l’Italia guarda al passato incentivando auto a diesel e benzina”

Tra gli emendamenti di modifica al Dl rilancio, spunta quello a firma Pd e Leu che prevede incentivi fino a 4mila euro nel 2020 per l’acquisto di vetture Euro6, con emissioni di CO2 superiori a 61 grammi al chilometro, a fronte della rottamazione di un veicolo con almeno 10 anni di vita. Senza rottamazione lo sconto è di 2 mila euro e nel 2021 i bonus sono dimezzati. Per Legambiente si tratta di una proposta che non va nella giusta direzione.

 

 

Non serve oltrepassare i confini, quando i luoghi più famosi del mondo si trovano in Italia

 

L'Italia, oltre a essere stata colpita pesantemente dalla pandemia, si trova oggi a dover affrontare un altro duro colpo, l'accesso bloccato da parte di alcune nazioni ai turisti italiani. Uno stop che potrebbe stimolare i connazionali a rimanere nel proprio paese, contribuendo a un duplice beneficio: il sollevamento economico e la rivalutazione del paese più bello del mondo, l'Italia, una nazione dove c'è tutto, ma davvero tutto, perfino i luoghi più famosi del mondo.

Isabella Dalla Vecchia e Sergio Succu, fondatori del portale luoghimisteriosi.it, hanno lanciato un'idea che, così come stanno facendo in molti, potrebbe in parte risollevare l'Italia: la proposta di un giro del mondo a km0. Un modo divertente e spensierato e allo stesso tempo approfondito e ben documentato, di visitare luoghi italiani copia, riflesso o, a volte, addirittura ispirazione di celebri località del mondo.
Ed ecco che in Italia è possibile trovare Betlemme, il mostro di Lochness, il Triangolo delle Bermuda, i luoghi di Re Artù, la tomba di Dracula, il Grand Canyon, una ziqqurat, le piramidi, Stonehenge, il Farwest, Barcellona, la Grande Muraglia, l'esercito di terracotta cinese, la Statua della Libertà, il Cristo Redentore e perfino un Mohai.
Un giro del mondo unico, divertente e insolito, in risposta a chi ci vieta ad andare oltre confine.

Ognuno di noi sta facendo la propria parte, siamo tante gocce in un oceano di difficoltà, ma è proprio questa la forza intramontabile degli italiani, la creatività, le idee e la passione.

 

Info alla pagina http://www.luoghimisteriosi.it/libri-ilgirodelmondoakm0.html



In occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, Greenpeace lancia il rapporto “Foreste al macello II”, che svela il legame nascosto tra deforestazione e produzione di carne, denunciando quanto accade nell’Amazzonia brasiliana.

Il rapporto di Greenpeace esamina le attività dell’azienda agricola Paredão – insediatasi all’interno del parco statale Ricardo Franco, nel Mato Grosso, quando era già stata istituita l’area protetta – accusata di spostare i capi allevati fuori dal parco prima di venderli, in modo da nascondere il legame con le aree deforestate illegalmente.

“La catena di approvvigionamento che porta la carne brasiliana sul mercato europeo è contaminata da attività illegali: sulle nostre tavole arrivano prodotti responsabili della distruzione di ecosistemi di grande importanza per la salute del Pianeta” afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. “Sfortunatamente, ciò che accade nel parco Ricardo Franco non è un caso isolato: situazioni simili sono comuni in molte aree dell’Amazzonia brasiliana. Impossibile al momento per chi acquista capi o carne da questa terra garantire una filiera priva di deforestazione e accaparramento delle terre”.

 


E in Italia prende il via GenerAzioneMare, la campagna estiva del WWF animata da una grande community che difende specie, habitat, lotta contro l’inquinamento da plastica e sostiene la pesca sostenibile

In un Mediterraneo devastato dalla pandemia COVID-19 e che si avvia faticosamente ad una stagione turistica poco promettente, il WWF lancia un appello ai 22 paesi e territori costieri in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani: la proposta è quella di lavorare insieme su un “BLUE RECOVERY PLAN” (Un Piano per la Ripresa) per la regione. Quelle del mare sono le risorse naturali e socio economiche condivise più importanti su cui i governi dovrebbero concentrarsi per garantire un futuro di prosperità e stabilità ai propri cittadini. Il WWF ha stimato [2] che l'economia legata agli oceani nel Mediterraneo può generare un valore annuo di circa 400 milioni di euro, l'equivalente di oltre la metà del Fondo per la Ripresa proposto dall'UE [3]. Ma questa ‘economia blu’ può mettersi in moto solo se un'efficace protezione del mare e uno sviluppo economico sostenibile diventano la norma.

 


Lo scenario proposto da due scienziati dell’Università di Pisa in uno studio pubblicato sulla Physical Review D, una delle più importanti riviste al mondo nel settore della fisica teorica delle alte energie


Si chiama "Naturalezza Precaria” ed è il rivoluzionario scenario teorizzato da due scienziati dell’Università di Pisa per rifondare la fisica moderna al di là del Modello Standard e dare così spiegazioni a fenomeni come l’asimmetria fra materia e antimateria. Gli autori dello studio pubblicato sulla Physical Review D, una delle più importanti riviste al mondo nel settore della fisica teorica delle alte energie, sono Alessandro Strumia e Daniele Teresi. L’ipotesi dei due scienziati è che l'Universo possa essere in uno stato precario, come la cima di una montagna, un modello che presuppone l’esistenza di nuove particelle ad una scala di energie più alta, ma non molto più alta, di quella attualmente esplorata. Secondo i due fisici, nell’Universo soltanto le regioni coi valori “giusti” dei parametri osservati vivrebbero più a lungo, mentre tutte le altre scivolerebbero rapidamente giù dalla “montagna” collassando in poco tempo.


“Spesso la fisica delle alte energie viene considerata essa stessa in uno stato precario – spiegano i due autori - dato che non si è scoperta nuova fisica nonostante gli sforzi significativi intrapresi in questi anni, contrariamente alle aspettative. Lo scenario di "Naturalezza Precaria", se effettivamente realizzato in natura, garantirebbe invece nuove scoperte future, al prezzo di rendere l'Universo stesso precario”.

 

Scienzaonline con sottotitolo Sciencenew  - Periodico
Autorizzazioni del Tribunale di Roma – diffusioni:
telematica quotidiana 229/2006 del 08/06/2006
mensile per mezzo stampa 293/2003 del 07/07/2003
Scienceonline, Autorizzazione del Tribunale di Roma 228/2006 del 29/05/06
Pubblicato a Roma – Via A. De Viti de Marco, 50 – Direttore Responsabile Guido Donati

Photo Gallery