I risultati di un progetto pilota finanziato da AriSLA (Fondazione italiana di ricerca per la SLA) e coordinato da Marta Fumagalli, ricercatrice del gruppo di Maria Pia Abbracchio del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università Statale, sono stati da poco pubblicati sulla rivista International Journal of Molecular Sciences (https://doi.org/10.3390/ijms21072395).

Lo studio, che ha visto la collaborazione del gruppo di ricerca di Giambattista Bonanno, professore di Farmacologia presso il Dipartimento di Farmacia dell’Università di Genova, che si occupa da 15 anni di studi sulla Sclerosi laterale amiotrofica (SLA), individua il recettore GPR17, importante regolatore del differenziamento dei progenitori degli oligodendrociti (OPC), come potenziale bersaglio farmacologico per il trattamento della SLA.


Una collaborazione internazionale tra 115 istituzioni in tutto il mondo, che vede ai primi posti l'Unità Genetica dei Tumori Rari del Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche dell’Università di Genova e l’Ospedale Policlinico San Martino, guidata dalla prof.ssa Paola Ghiorzo, appena pubblicata su Nature Genetics, ha più che raddoppiato il numero conosciuto di regioni sul genoma umano che influenzano il rischio di sviluppare il melanoma.


Il melanoma è un tumore della pelle, a volte mortale, la cui incidenza è in costante aumento in Italia. Ogni anno vengono diagnosticati circa 12.000 nuovi casi e registrati circa 2.000 decessi nonostante i progressi ottenuti con le nuove terapie.

La prof.ssa Ghiorzo si è avvalsa della collaborazione di Bruna Dalmasso (UniGe), Lorenza Pastorino (UniGe) e Paola Queirolo (IRCCS San Martino). I ricercatori hanno esaminato il DNA di 37.000 persone a cui era stato diagnosticato il melanoma e hanno confrontato le loro informazioni genetiche con quelle di quasi 400.000 persone senza storia della malattia, triplicando il campione studiato rispetto a qualsiasi studio precedente sul rischio di melanoma e ampliando gli approcci grazie al confronto dei dati genetici con quelli di espressione.


È stata usata la relazione tra nei, pigmentazione e melanoma per identificare 33 regioni geniche aggiuntive e confermarne 21 precedentemente segnalate che potenzialmente influenzano il rischio di melanoma. L’identificazione delle nuove regioni permette ora di restringere il campo dei geni specifici sottostanti e comprendere meglio i percorsi che portano al melanoma. Il melanoma inizia nei melanociti, cellule della pelle responsabili della produzione del pigmento melanina che dà colore alla pelle.


Sempre più frequentemente si parla dei benefici del cioccolato, specialmente di quello fondente, che grazie ad alte concentrazioni di polifenoli può avere effetti antinfiammatori.

Ai molteplici studi scientifici condotti nel mondo, si affianca quello dell’Osservatorio Grana Padano che ha analizzato le abitudini nutrizionali di 4.186 soggetti adulti italiani (età maggiore di diciotto anni, 56% femmine, 46% maschi) e il loro consumo giornaliero di cioccolato, sia nella forma classica, sia nei dolci al cucchiaio e barrette al cioccolato. Dalla ricerca emerge che, in media, il campione intervistato consuma 60 grammi di cioccolato a settimana, riscontrando una minore incidenza di ipertensione, ipercolesterolemia e rischi cardiovascolari rispetto alla media degli italiani.


Da uno studio pubblicato sulla rivista “Atherosclerosis” si evince che il cioccolato ha un effetto positivo in termini di salute, in particolare una significativa riduzione di ictus nelle donne. Uno studio svedese pubblicato quest’anno da ”American Heart Journal” su un numero elevato di uomini seguiti per un periodo di quattordici anni, rileva che c’è un più basso tasso di ricoveri e morti per scompenso cardiaco tra coloro che hanno un moderato consumo di cioccolato. Lo studio italiano Moli-Sani ha invece evidenziato che 6,7 grammi al giorno di cioccolato abbassano la Proteina C reattiva, uno degli indicatori più promettenti per lo stato d’infiammazione cronica che aumenta il rischio cardiovascolare, dall’infarto cardiaco all’ictus cerebrale.

In 10 anni, nel mondo, i casi di cancro sono aumentati del 42%. Nel 2018, 32 miliardi di euro per farmaci antitumorali nel Vecchio Continente, Italia al 3° posto. Beretta, presidente AIOM: “Otteniamo risultati migliori spendendo meno. La prevenzione secondaria è strumento di sostenibilità, però l’adesione è sotto la media” .


Roma, 28 maggio 2020 – Parte la più grande campagna dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) mai realizzata per aumentare l’adesione ai programmi di screening, rivolta a tutti i cittadini. Per tre mesi la pandemia causata dal Covid ha determinato il blocco dei programmi di prevenzione secondaria e, se la situazione si prolungasse, si avrebbe il rischio concreto di un maggior numero di diagnosi in fase avanzata, con un conseguente peggioramento della prognosi ed un aumento delle spese per le cure. Una prospettiva a cui la società scientifica risponde con un grande progetto di sensibilizzazione sul ruolo degli screening. La preoccupazione per il probabile incremento dei casi di cancro in stadio avanzato interessa tutto il mondo ed è uno dei temi del Congresso della Società Americana di Oncologia Medica (ASCO), al via da domani al 31 maggio in forma virtuale. In dieci anni, in tutto il pianeta, i nuovi casi di cancro sono aumentati del 42%. Erano 12,7 milioni nel 2008, sono saliti fino a 18,1 milioni nel 2018. In crescita anche i decessi, da 7,6 milioni a 9,6 milioni. L’Europa spicca, perché al Vecchio Continente sono riconducibili il 23,4% dei casi di tumore globali e il 20,3% dei decessi oncologici, sebbene abbia solo il 9% della popolazione mondiale.

 

 


Nei prossimi mesi milioni di italiani utilizzeranno le mascherine “generiche” di comunità per le quali - sino ad oggi - non esisteva alcun riferimento utile a valutarne le prestazioni filtranti e la respirabilità.

Ecco perché UNI Ente Italiano di Normazione - su richiesta del Politecnico di Torino - ha messo a punto in tempi molto rapidi due nuovi progetti di prassi di riferimento che da oggi e sino all’11 giugno prossimo saranno sottoposti alla consultazione pubblica al fine di raccogliere le osservazioni da parte del mercato prima di procedere alla stesura del testo definitivo.

Eccoli in breve:

• “Maschere di comunità – Parte 1: Requisiti, classificazione e marcatura”, che fornisce i requisiti prestazionali, inclusi gli elementi utili per una loro classificazione e marcatura e indicazioni relative alla valutazione di conformità

• “Maschere di comunità – Parte 2: Metodi di prova”, con le indicazioni per lo svolgimento di un metodo di prova innovativo per misurarne le prestazioni filtranti mediante due prove distinte, ovvero l’efficienza di rimozione delle particelle e la resistenza all’attraversamento dell'aria.

Questi due documenti avranno un impatto diretto su tutte le mascherine (monouso o lavabili, anche autoprodotte) che nella cosiddetta “fase due” di convivenza con il Covid-19, saremo tutti obbligati ad indossare.


Giovedì 28 maggio è stato presentato presso il Policlinico Umberto I il risultato della raccolta fondi promossa in collaborazione con la Fondazione Sapienza che ha permesso di allestire un nuovo spazio di eccellenza di terapia intensiva. Un passo concreto e tangibile che consiste in 8 ventilatori, 8 monitor, 8 letti per terapia intensiva nonché un sistema storz cmac x cmos videoendoscopio e 2 ecocardiografi
Giovedì 28 maggio è stato presentato presso il Policlinico Umberto I il risultato della raccolta fondi promossa in collaborazione con la Fondazione Sapienza che ha raggiunto 700 mila euro e ha permesso di allestire un nuovo spazio di eccellenza di terapia intensiva. Un passo concreto e tangibile che consiste in 8 ventilatori, 8 monitor, 8 letti per terapia intensiva nonché un sistema storz cmac x cmos videoendoscopio e 2 ecocardiografi.


Il giovane, senza precedenti patologie, ridotto in fin di vita dal coronavirus. E' la prima volta in Europa per un'operazione di questo tipo: negli stessi giorni un intervento analogo anche in Austria


Francesco ha 18 anni, e li ha compiuti giusto due settimane prima che in Italia esplodesse la Covid-19. La pandemia gli ha cambiato letteralmente la vita: perché anche se era giovane e perfettamente sano, il virus lo ha infettato e gli ha danneggiato irrimediabilmente i polmoni, 'bruciando' ogni capacità di respirare normalmente. A salvarlo è stato un trapianto record effettuato al Policlinico di Milano, con un percorso che prima di oggi era stato tentato solo in Cina, dove la diffusione del coronavirus ha avuto inizio. Il coordinamento operativo è stato assicurato dal Centro nazionale trapianti in sinergia con il Centro regionale trapianti della Lombardia e il Nord Italia transplant program.


E' stato eseguito la scorsa settimana al Policlinico di Milano e annunciato oggi il primo trapianto di polmone su un paziente affetto da Covid-19 realizzato in Europa, contemporaneamente a un intervento analogo effettuato a Vienna lo stesso giorno. Precedentemente questo genere di trapianto era stato eseguito soltanto due volte in Cina, a febbraio e aprile.

Si tratta di un successo che appartiene a tutto il Servizio sanitario nazionale. Fin dall’inizio della fase acuta della pandemia la Rete nazionale trapianti era consapevole che gli esiti dell’infezione da coronavirus avrebbero potuto portare all’indicazione di un trapianto di polmoni su un paziente contagiato. La Rete si è preparata a questa eventualità e quando è arrivato il momento si è attivata prontamente in tutte le sue articolazioni, dalla task force di sorveglianza infettivologica fino al sistema di reperimento degli organi, che sono stati donati dalla famiglia di una persona deceduta alla quale, come sempre, va tutto il nostro ringraziamento.

 

 

 

Nell’analisi finale dello studio KEYNOTE-189, pembrolizumab in combinazione con la chemioterapia, nel NSCLC metastatico, ha dimostrato una sopravvivenza globale mediana raddoppiata rispetto alla sola chemioterapia: 22 mesi verso 10,6 mesi.


I dati saranno presentati durante il programma scientifico virtuale del congresso annuale della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), che si svolgerà dal 29 al 31 maggio
KENILWORTH, N.J., 27 maggio, 2020 – Pembrolizumab in combinazione con la chemioterapia ha ridotto il rischio di morte del 44% rispetto alla sola chemioterapia e, a due anni, ha dimostrato un beneficio sostenuto di sopravvivenza a lungo termine nel tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso metastatico. In particolare il 45,7% dei pazienti trattati con la combinazione era vivo dopo due anni rispetto al 27,3% con sola chemioterapia. La sopravvivenza globale mediana è raddoppiata con la combinazione, raggiungendo i 22 mesi rispetto ai 10,6 mesi con la chemioterapia. Sono i nuovi dati aggiornati dell’analisi finale dello studio KEYNOTE-189 di fase 3, che saranno presentati durante il programma scientifico virtuale del congresso annuale della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), che si svolgerà dal 29 al 31 maggio (Abstract #9582).

Il Presidente FIMP Biasci: “Abbiamo presentato le nostre proposte di strategie assistenziali e organizzative per l’anno scolastico 2020-2021 ai Ministri Speranza e Azzolina. Favoriamo i piccoli gruppi per gli asili nido e le materne”. Raccomandata la vaccinazione anti-influenzale

 “Orari scaglionati di ingresso e di uscita, misurazione della temperatura corporea tramite termoscanner, attenzione all’igiene delle mani, no a giochi da casa o scambio di materiali tra alunni, garanzia di una buona aerazione degli ambienti, più attività all’aperto e in piccoli gruppi negli asili-nido e nelle scuole materne, mascherina opportuna per i bambini più grandi e per il personale scolastico solo quando non sia possibile rispettare il distanziamento sociale di almeno un metro”. Queste le otto buone pratiche contenute nel documento presentato stamane da Paolo Biasci, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, ai Ministri della Salute, Roberto Speranza e dell’Istruzione, Lucia Azzolina.

 

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