Geografia

Geografia (50)


Un nuovo studio, frutto della collaborazione tra Sapienza, Ingv e Cnr, ha rilevato alcune variazioni del livello delle acque di falda in Italia centrale, riconducibili a terremoti lontani, avvenuti persino in altri continenti.
La “caccia” al precursore sismico continua, stavolta con un elemento in più. Come già documentato negli ultimi anni in numerosi studi, esiste una associazione tra lo scatenarsi dei terremoti e le variazioni nella circolazione delle acque sotterranee. Quello che ancora non è adeguatamente noto è come tale fenomeno riguardi anche i telesismi, terremoti lontani, avvenuti in altri continenti, i cui effetti sono avvertiti a migliaia di chilometri dall’epicentro.

 

Mappe del tetto del basamento cristallino (A), della Moho (B) e dell'isoterma di Curie (C) ottenuta dall'analisi spettrale di dati gravimetrici e magnetici della Sicilia



Rilevato sotto l’isola un rapido ed esteso ispessimento crostale, generato dalla collisione della placca africana con quella europea, e una notevole variabilità dell’assetto termico, con conseguente ricaduta sulla potenzialità di utilizzo della fonte geotermica regionale. A svelarlo uno studio coordinato dall’Istituto di scienze marine del Cnr di Napoli, in collaborazione con il Cnr-Igg di Firenze e l’Università di Napoli Federico II, pubblicato su Scientific Reports

Una lotta incessante avviene nel Mediterraneo centrale, dove il bacino ionico lentamente si riduce sprofondando verso gli strati più bassi della litosfera spinto dalla placca africana al di sotto della crosta europea. Questa struttura geologica, che funziona come un vero e proprio rullo compressore, trasporta in superficie blocchi crostali che si scontrano e si sollevano formando la Sicilia. Un modello tridimensionale mostra ora le principali strutture della crosta superficiale e profonda dell’isola, svelando i processi che hanno portato alla sua formazione, e mostra le notevoli variazioni di temperatura del sottosuolo: ad una calda regione orientale, interessata da diffuse attività vulcaniche e magmatiche, si contrappone una crosta fredda e profonda nella restante parte. Lo studio “Crustal structure of Sicily from modelling of gravity and magnetic anomalies”, condotto da un team di ricercatori degli istituti di Scienze marine di Napoli (Ismar) e di Geoscienze e georisorse di Firenze (Igg) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e dal Dipartimento di scienze della terra, dell’ambiente e delle risorse dell’Università di Napoli Federico II, è stato pubblicato su Scientific Reports, un giornale di Nature Research.



Un nuovo studio internazionale, a cui hanno preso parte ricercatrici del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza, ha evidenziato come i cambiamenti climatici in corso costituiscano un pericolo anche per un ecosistema antico e resiliente come quello del lago di Ocrida, serbatoio di biodiversità per il nostro continente. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Science Advances
Un gruppo di ricerca internazionale guidato da Thomas Wilke dell’Università Justus Liebig di Giessen (Germania) a cui hanno partecipato Laura Sadori e Alessia Masi del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza Università di Roma, ha gettato nuova luce sull'evoluzione biologica utilizzando il record sedimentario profondo del lago di Ocrida (al confine tra l'Albania e la Macedonia del Nord) il quale, con una storia lunga 1,4 milioni di anni e oltre 300 specie endemiche, non è solo il lago più antico d’Europa, ma anche uno dei più ricchi di biodiversità. I risultati del lavoro sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances.

Per studiare le dinamiche evolutive del lago a partire dalla sua formazione, i ricercatori hanno (alghe unicellulari spesso presenti in depositi lacustri) ritrovate lungo la sequenza sedimentaria lunga 568 metri.

“I dati – spiega Alessia Masi della Sapienza – hanno mostrato che poco dopo la formazione del lago, e nel giro di poche migliaia di anni, sono avvenuti i primi eventi evolutivi che hanno portato velocemente alla formazione di nuove specie. Molte di queste specie hanno avuto vita breve, perché si estinsero altrettanto rapidamente, quando il lago era ancora relativamente piccolo e poco profondo”.


Pubblicato su PNAS lo studio di un team internazionale, a cui ha preso parte Vincenzo Stagno del Dipartimento di Scienze della Terra, che fornisce informazioni uniche riguardo la composizione chimica e mineralogica degli strati profondi della Terra, partendo da una microscopica sequenza di minerali scoperta all’interno di un diamante.


Decenni di studi sperimentali in ambito petrologico e mineralogico hanno portato alla scoperta di importanti minerali costituiti per lo più da magnesio, ferro, silicio e ossigeno (wadsleyite, ringwoodite, bridgmanite e ferropericlasio) e considerati essere rappresentativi della composizione mineralogica del pianeta a profondità maggiori di 400 km.

Attraverso simulazioni in laboratorio delle condizioni primordiali di pressione (mediamente sino a 250000 atmosfere) e temperatura (1600-2200 °C) è stato dimostrato che questi minerali furono tra i primi a formarsi man mano che il nucleo terrestre – una lega di ferro e nichel – solidificava a seguito del raffreddamento della palla di magma che costituiva il nostro pianeta più di 4.5 miliardi di anni fa. Eppure, la composizione chimica dell’interno della Terra risulta ancora poco nota, a causa delle scarse e complesse “osservazioni” dirette dei minerali intrappolati in quella che oggi risulta la materia proveniente dalle maggiori profondita’ della Terra, il diamante.



Secondo la ricerca, realizzata con la borsa Rita Levi Montalcini per il “rientro dei ricercatori”, la convergenza tra placche tettoniche che genera gli archi vulcanici è responsabile per la produzione di ingenti quantità di metano e idrogeno molecolare che alimentano dal basso la vita microbica nella biosfera profonda. Il lavoro sarà pubblicato da Nature Communications

 Uno studio, nell’ambito delle Scienze della Terra e della vita, di cui è capofila un ricercatore dell’Università di Torino, Alberto Vitale Brovarone, apre a nuovi scenari geologici e sarà pubblicato sull’autorevole rivista Nature Communications. La ricerca ha identificato alcune fonti profonde (fino a 80 km di profondità) di fonti di energia di natura abiotica (non legate all’attività biologica) come il metano e l’idrogeno molecolare, aprendo un nuovo scenario con possibili implicazioni sull’origine, massa e distribuzione di biosfera profonda. Lo studio sostiene che queste sorgenti profonde alimentano dal basso la vita nella biosfera profonda.


Carta geografica dell'aerea interessata dallo studio


Un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall’Istituto di scienze marine del Cnr ha condotto uno studio geologico-geofisico lungo la Faglia del Mar Morto, una grande struttura geologica che attraversa il Medio Oriente dalla Penisola Arabica all’Anatolia, sede in passato di eventi particolarmente distruttivi. I risultati, pubblicati su Scientific Reports, e utili come modello generale per valutare il rischio sismico in zone analoghe, suggeriscono che si debba prendere in esame non solo la “spaccatura” principale, ma l’evoluzione dinamica dell’intero sistema.

Uno studio condotto dall’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar) in collaborazione con un team internazionale di scienziati, ha fatto luce sulla generazione di terremoti in rapporto alla geologia del territorio lungo la faglia sismogenica del Mar Morto, e ha evidenziato le analogie tra quest’area e altre faglie nel mondo soggette ad alto rischio sismico. I risultati, pubblicati sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature, sono basati su un modello strutturale diverso da quelli ipotizzati in precedenza, che prevede l'attivazione di un sistema apparentemente secondario ma in realtà molto attivo.

Con una nota del 26 giugno scorso il Ministero dell'Istruzione ha emanato le linee guida per la ripresa delle lezioni per il prossimo anno scolastico, per un ritorno alla normalità e quindi alle lezioni in aula. A tal riguardo la Ministra Lucia Azzolina ha chiarito come fronteggiare la nuova necessità di distanziamento tra gli alunni, mediante il coinvolgimento degli enti locali che saranno chiamati a collaborare mettendo a disposizione edifici scolastici dismessi in seguito al dimensionamento della rete scolastica, o altre strutture in cui poter ospitare gli alunni, visto che le aule, nella maggior parte dei casi, risultano insufficienti a garantire le distanze minime richieste dall'emergenza sanitaria.

 

25 giugno dalle ore 10:00 alle 12.30

Il Consiglio Nazionale dei Geologi, in collaborazione con l'Ordine dei Geologi della Regione Calabria, organizza il 25 giugno dalle ore 10 alle 12.30 il Convegno online "Caratterizzazione, Progettazione ed Esecuzione di interventi di risanamento ambientale e discariche abusive: aspetti giuridici e tecnici".

Al centro del convegno ci saranno i temi dello smaltimento illecito di rifiuti, spesso pericolosi e della lotta alle discariche abusive su tutto il territorio nazionale, in particolar modo si prenderà in considerazione la questione dei rifiuti speciali abbandonati in Calabria. Tra i punti che saranno affrontati anche la messa in sicurezza e la bonifica dei siti inquinati oltre che il risanamento ambientale di aree particolarmente degradate. Inoltre si parlerà anche del ruolo, delle funzioni e della gestione degli appalti nelle gare di lavori pubblici.


Garantire la sicurezza delle persone e delle infrastrutture grazie a modelli di previsione del rischio più affidabili. Così i risultati di uno studio dell’Università di Milano-Bicocca contribuiranno a prevenire le catastrofi legate alle grandi frane in roccia, come quelle delle aree prealpine e alpine della Lombardia.

Combinando esperimenti di laboratorio su materiali naturali, campionati dalla zona di taglio di una grande frana lombarda (frana di Spriana, Sondrio) e osservazioni in situ, i ricercatori dell’Ateneo milanese, in collaborazione con Sapienza Università di Roma, hanno studiato i meccanismi che regolano la transizione dell’attività delle frane da “lente a veloci”, fornendo indicazioni che consentiranno di migliorare l’affidabilità dei modelli previsionali.

 

"Esprimiamo soddisfazione per le previsioni nel Decreto Rilancio delle nuove misure per l'EcoSismaBonus e, in particolare, per l'inserimento della geotermia tra le energie verdi finanziabili. Quella delle energie rinnovabili è una delle sfide importanti che il Paese sta affrontando e lo sarà ancora di più nel futuro e nella transizione dalle energie fossili a quelle verdi, tra le quali proprio la geotermia giocherà un ruolo chiave".

È il commento del Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Francesco Peduto, dopo la videoconferenza su "Edilizia, efficienza energetica, autoproduzione e autoconsumo collettivo" che si è svolta sulla piattaforma Webex insieme ai senatori Gianni Pietro Girotto, Presidente 10° Commissione permanente Industria, Commercio e Turismo e Mauro Coltorti, Presidente 8° Commissione permanente Lavori Pubblici e Infrastrutture ed altri parlamentari. "La geotermia è il futuro delle energie rinnovabili perché offre enormi potenzialità ancora non sfruttate – spiega Peduto - a differenza dell'eolico e del fotovoltaico, che ormai sono prossimi alla saturazione. Inoltre, nonostante siamo indietro nello sfruttamento dell'energia geotermica rispetto ad altri Paesi europei, già oggi il contributo al miglioramento dell'ambiente è significativo: basti pensare che grazie all'energia geotermica per la bassa entalpia, utilizzata nel nostro Paese, le emissioni di CO2 evitate ammontano a oltre 4 milioni tonnellate l'anno".

 

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