Ghiacciai tossici: anche le vette del Monte Rosa contaminate dai PFAS

Francesco Rossini 04 Feb 2026

 

Un recente monitoraggio condotto da Greenpeace Italia ha portato alla luce una realtà preoccupante: le sostanze chimiche PFAS hanno raggiunto anche le vette del Monte Rosa. Le analisi, effettuate sul versante valdostano, rivelano che le acque di fusione del ghiacciaio del Lys presentano livelli di inquinamento analoghi a quelli riscontrati in altre catene montuose globali.

I dettagli della ricerca
Le operazioni di campionamento si sono svolte in due fasi (ottobre 2024 e luglio 2025), monitorando sia il torrente Lys sia l’omonimo lago glaciale. I dati emersi evidenziano un fenomeno particolare:

Altitudine e concentrazione: I livelli più alti di PFAS (fino a 3,08 ng/l) sono stati rilevati proprio nel lago, a 2.340 metri di quota, superando le concentrazioni trovate più a valle nel fiume.

Composti rilevati: La sostanza prevalente è il PFBA (acido perfluorobutanoico). Si tratta di un composto a catena corta derivante spesso dalla degradazione di molecole più complesse come il PFOA.

Nota tecnica: Gli esperti segnalano che i valori potrebbero essere persino sottostimati, poiché l'analisi non includeva il TFA (Acido Tricloroacetico), un PFAS "ultracorto" che sta destando forte preoccupazione a livello europeo per la sua estrema mobilità.

Un archivio di inquinamento che si scioglie
I ghiacciai fungono da "scatole nere" del pianeta, intrappolando residui chimici trasportati dai venti e dalle precipitazioni. Con l’accelerazione dello scioglimento dovuta alla crisi climatica, queste sostanze (dal vecchio DDT ai moderni PFAS) tornano in circolo nell'ambiente.

"Queste molecole persistenti viaggiano con pioggia e neve fino alle cime più alte," spiega Alessandro Giannì di Greenpeace Italia. "Senza un divieto drastico alla loro produzione, continueremo ad accumulare un'eredità tossica per le generazioni future. È urgente porre un limite politico e normativo a questa contaminazione."

Conclusioni e rischi
Sebbene non si tratti di un’indagine sistematica, i risultati confermano i trend già osservati dieci anni fa in Svizzera. La presenza umana e il trasporto atmosferico a lungo raggio stanno trasformando aree remote in depositi di inquinanti, creando un cortocircuito pericoloso tra riscaldamento globale e salute degli ecosistemi montani.

Clicca qui per leggere il rapporto 

Ultima modifica il Lunedì, 02 Febbraio 2026 13:00
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