"Le cremazioni non sono solo cenere, ma sistemi complessi," spiega Melania Gigante, coordinatrice dello studio. "Oggi possiamo unire dati culturali e biologici con una precisione che fino a poco tempo fa sembrava impossibile."
Il rito dell'ossilegium: non solo fiamme, ma cura simbolica
Lo studio ha svelato che il rito funebre a La Cona non si esauriva affatto con la pira. I dati indicano una pratica di ossilegium estremamente accurata, in cui i parenti selezionavano specifici frammenti, in particolare cranio e ossa lunghe, per la deposizione finale nel sepolcro. Insieme agli esseri umani, che includevano sia adulti che neonati e adolescenti, sono stati ritrovati resti di animali come maiali, galli e molluschi. Queste presenze non erano casuali, ma costituivano offerte rituali strutturate che accompagnavano il defunto nel suo ultimo viaggio, definendo una sequenza cerimoniale carica di simbolismo.
Il segreto è negli osteoni
La vera innovazione della ricerca risiede nella capacità di analizzare la microstruttura ossea nonostante lo shock termico subito. Attraverso l'analisi del sistema di Havers e della densità degli osteoni (OPD), il team del laboratorio BIOANTH della Sapienza è riuscito a distinguere con certezza i resti umani da quelli animali e a determinare l'età dei defunti con estrema precisione. Questo approccio permette di superare i limiti della semplice osservazione a occhio nudo e di studiare la fisiologia e il rimodellamento osseo, aiutando a comprendere come la biologia umana si sia evoluta negli ultimi duemila anni di storia.
Da Pithekoussai a La Cona: una nuova frontiera
Questo metodo trae forza da successi precedenti, come lo studio del 2021 sulla celebre Coppa di Nestore. In quel caso, l'analisi istologica smentì l'ipotesi che la tomba appartenesse a un bambino. Con i nuovi dati di La Cona, l'equipe conferma che questo approccio integrato rappresenta oggi lo standard d'oro per restituire dignità, identità e leggibilità biologica anche ai resti più frammentati del nostro passato.



