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Mercoledì, 08 Luglio 2020



Un estudio español publicado hoy en la revista Nature Ecology and Evolution, ha revelado que Homo erectus, el primer ancestro humano que se extendió por el Viejo Mundo, desde África hasta el sureste asiático, y al que hasta ahora se consideraba esbelto y estilizado, en realidad era compacto, achaparrado y robusto.

En este estudio coliderado por los paleoantropólogos Daniel Garcia Martínez, del Centro Nacional de Investigación sobre Evolución Humana (CENIEH), y Markus Bastir, del Consejo Superior de Investigaciones Científicas (CSIC), han reconstruido en tres dimensiones la forma de la caja torácica del ejemplar de H. erectus conocido como el niño de Turkana, un esqueleto juvenil de 1,5 millones de años hallado en Kenia en 1984.

“Sorprendentemente, el niño de Turkana tenía un tórax más profundo, más ancho y más corto que el de los humanos modernos”, indica el investigador Markus Bastir. “Esto sugiere que el H. erectus tenía una construcción corporal más robusta de lo que se suponía, ya que hasta ahora se contemplaba la forma corporal de esta especie como esbelta o estilizada, lo que se asociaba con su habilidad para recorrer largas distancias”, añade.

Pubblicato in Scienceonline



Intanto da Policoro avvistata la tartaruga Alessandra, liberata il 18 maggio con tag satellitare

 Qui per seguire il viaggio della tartaruga Alessandra >>

Non c’era miglior modo per celebrare, oggi 8 luglio, la Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo: quattro nuovi nidi di tartaruga marina sono stati scoperti nella notte e nella mattinata di oggi in Sicilia e Calabria, e messi in sicurezza e dai volontari del WWF. Il primo grazie a un gruppo di amici e da un “cerca oggetti” impegnato con il metal detector che hanno visto la tartaruga uscire più volte nel lido san Lorenzo (probabilmente all’inizio disturbata) fino alla deposizione. I ragazzi si sono immediatamente messi in contatto con la biologa marina, volontaria WWF e operatrice Euroturtles Oleana Prato, che, giunta sul posto , ha verificato la presenza delle uova e messo in sicurezza il nido.

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On a gram for gram basis, animal proteins are more effective than plant proteins in supporting the maintenance of skeletal muscle mass with advancing age, shows research presented this week at The Physiological Society’s virtual early career conference Future Physiology 2020.

The number of vegans in the UK has quadrupled since 2006, meaning that there are around 600,000 vegans in Great Britain (1). While we know plant-based diets are beneficial for the environment, we don’t actually know how healthy these diets are for keeping muscles strong in elderly people.

Scientists generally agree that the primary driver of muscle loss with age — at least in healthy individuals — is a reduction of muscle proteins being built from amino acids. These amino acids come from protein that we eat and are also formed when we exercise. Oliver Witard of King’s College London is presenting research at The Physiological Society’s Future Physiology 2020 conference about soy and wheat proteins showing that a larger dose of these plant proteins is required to achieve a comparable response of building muscles.

Pubblicato in Scienceonline



A cellular therapy tested on 13 intubated patients with mechanical ventilation has shown to be efficient for the clinical improvement of critical cases of COVID-19.

The study, the broadest published to date in these conditions, has been published in The Lancet’s EClinical Medicine, after proving that the advanced treatment decreases mortality rates of critical patients with coronavirus from 85% to 15%. These are the first results of the BALMYS-19 project, co-led by professor from the Miguel Hernández University (UMH) and researcher at the Health Research Institute of Alicante (ISABIAL) Bernat Soria, together with professor Damián García-Olmo from the Jiménez Díaz foundation (Autonomous University of Madrid). Another six Spanish universities and six hospitals have taken part in the study.

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Hanno tutti e 3 meno di un anno di vita e già hanno in comune qualcosa di grande. Sono 3 bimbi a cui il destino ha riservato due complicazioni insieme: quella di nascere con una malformazione polmonare congenita, e quella di aver bisogno di cure durante la pandemia da Covid-19. Per fortuna si tratta di 3 storie a lieto fine: perché i piccoli, due maschi e una femmina, sono stati tutti operati con successo dai chirurghi pediatrici del Policlinico di Milano, vero e proprio punto di riferimento per questo tipo di patologie.


Le malformazioni polmonari congenite sono anomalie dello sviluppo dei polmoni che in genere interessano un solo lobo o parte di esso, ma che più raramente possono coinvolgere porzioni più ampie o addirittura entrambi i polmoni. In queste malformazioni possono formarsi cisti di varie dimensioni che bloccano la respirazione, oppure può succedere che una porzione dell'organo non riceva l'aria e quindi non funzioni correttamente; altre volte ancora, una parte del polmone si espande così tanto che 'schiaccia' ciò che lo circonda, impedendo il respiro.

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Ricreare le complesse interazioni molecolari e cellulari che avvengono durante la rigenerazione del muscolo, alterate nelle distrofie e durante l’invecchiamento. È l’obiettivo di RENOIR (REcreating the ideal Niche: environmental control Of cell Identity in Regenerating and diseased muscles), il progetto finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del bando Horizon2020, MSCA - Innovative training networks.

Il progetto - che ha ricevuto un finanziamento di quasi tre milioni e mezzo di euro, di cui oltre 350mila destinati a Milano-Bicocca - è coordinato da Silvia Brunelli, docente di Biologia applicata del dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Ateneo milanese, e si fonda su un approccio multidisciplinare che vede il coinvolgimento di accademici e industriali, esperti nel campo della rigenerazione muscolare, delle cellule staminali e dell’invecchiamento, provenienti da sei paesi europei ed extra-europei.

Una task force di esperti in diversi ambiti, dalla biologia all’ingegneria, proverà a scoprire i meccanismi molecolari che controllano l’identità cellulare e la loro interazione durante il processo di rimodellamento muscolare. Per riuscirci, il team di RENOIR sarà impegnato anche nella generazione di dispositivi innovativi e sistemi di coltura 3D di cellule staminali muscolari, vascolari e immunitarie, nonché nella sperimentazione di approcci terapeutici che sfruttano nuovi biomateriali semi-sintetici, come gli hydrogels associati a collagene o fibrinogeno.

Pubblicato in Medicina



Le aziende utilizzano plastica liquida, semisolida o solubile tra gli ingredienti dei detergenti per bucato, superfici e stoviglie presenti sul mercato italiano e l’uso di tali sostanze, ad oggi non regolamentato, ne determina il rilascio nell’ambiente e nel mare. Lo rivela il nuovo rapporto di Greenpeace ”Plastica liquida: l’ultimo trucco per avvelenare il nostro mare” elaborato grazie a indagini online, consultando le pagine web ufficiali delle principali aziende di detergenti in Italia, e di laboratorio per verificare la presenza di materie plastiche in forma solida inferiori ai 5 millimetri, le cosiddette microplastiche.

Le aziende, interpellate da Greenpeace, hanno confermato l’uso di plastiche come ingredienti dei detergenti e la maggior parte è in formato liquido, semisolido o solubile anziché solido come peraltro evidenziato dall’indagine dell’organizzazione ambientalista. Infatti, dei 1.819 prodotti controllati sul web 427 (23 per cento del totale) contengono almeno un ingrediente in plastica e le aziende con una percentuale maggiore di prodotti con plastica sono: Procter & Gamble (53 per cento con prodotti a marchio Dash, Lenor e Viakal), Colgate-Palmolive (48% con prodotti a marchio Fabuloso, Ajax e Soflan) e Realchimica (41% con prodotti a marchio Chanteclair, Vert di Chanteclair e Quasar). Le analisi di laboratorio, il cui scopo era verificare la presenza di particelle solide inferiori ai 5 millimetri, hanno evidenziato che dei 31 presi in esame solo in due erano presenti: Omino bianco detersivo lavatrice color + dell’azienda Bolton e Spuma di Sciampagna Bucato Classico Marsiglia dell’azienda Italsilva.

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L’utilizzo di velivoli senza pilota è una delle principali sfide degli ultimi decenni nel settore aerospaziale, con un numero crescente di applicazioni in ambito militare e civile. Per garantire il funzionamento efficiente e sicuro di questi sistemi, lo sviluppo di un affidabile sistema di monitoraggio strutturale è un passaggio obbligato. Capofila del progetto europeo SAMAS – SHM (Application to Remotely Piloted Aircraft Systems– Structural Health Monitoring), il Politecnico di Milano ha progettato, implementato e testato un sistema di monitoraggio strutturale real-time che consente di prevedere i carichi di volo e identificare in tempo reale impatti sull'aeromobile per poter stimare immediatamente eventuali danni.


Aerei senza pilota: opportunità e criticità
I velivoli a pilotaggio remoto (RPAS – Remotely Piloted Aircraft Systems) sono utilizzati in operazioni di difesa in spazi aerei segregati, nonché in missioni civili di sicurezza e di carattere scientifico. In futuro l'utilizzo di questi sistemi si estenderà a diversi campi di applicazione, come l'agricoltura, e a spazi non segregati, aumentando così la necessità di piattaforme efficienti, affidabili ed economiche. Tuttavia, l'assenza del pilota a bordo pone alcune sfide: l’impatto con uccelli o grandine, impatti ad alta velocità e incidenti durante le fasi di rullaggio o di atterraggio sono condizioni che generalmente vengono valutate dall'equipaggio e che in un velivolo autonomo devono essere identificate attraverso un sistema di rilevamento intelligente.

Il progetto
SAMAS - SHM (2017-2020) è un progetto triennale dell'Agenzia Europea per la Difesa incentrato sulla diagnosi e la prognosi di strutture in materiale composito soggette a carichi di volo e sovraccarichi
dovuti a impatti a bassa o alta velocità. Il Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano è coordinatore del progetto per la sua consolidata esperienza nella ricerca sul monitoraggio strutturale e sulla previsione di danni da impatto balistico. Il consorzio SAMAS comprende anche l'azienda italiana Leonardo S.p.A. e due enti polacchi, il centro di ricerca Air Force Institute
of Technology e il centro di manutenzione aeronautica Military Air Works 1.
“Il progetto, iniziato nel 2017, si poneva due obiettivi principali”, spiega il responsabile scientifico Marco Giglio, Professore Ordinario di Progettazione Meccanica e Costruzione di Macchine del Politecnico. “Il primo: la realizzazione di un sistema di monitoraggio del carico,  composto da nodi di sensori reali e virtuali, capace di combinare in un quadro statistico unico e coerente le conoscenze da simulazione numerica della struttura e i dati acquisiti on-line a bordo velivolo. Il secondo, lo sviluppo di un sistema di monitoraggio degli impatti in grado di rilevare eventuali urti, localizzarli e quantificarne la forza per poter stimare l'insorgenza di danni su un componente dell'aeromobile”.

I risultati
Il sistema di monitoraggio sviluppato e implementato dal team di ricerca guidato dal professor Giglio riesce a rispondere a entrambe le esigenze. “Il sistema è stato testato qualche mese fa durante test di volo per il load monitoring. Per il monitoraggio degli impatti abbiamo eseguito prove a terra, in un ambiente di laboratorio, su un componente RPAS su scala reale, a fine giugno”, prosegue Giglio. “Entrambi i dimostratori tecnologici hanno dato i risultati sperati e hanno evidenziato l'affidabilità del sistema. Con quest'ultimo test svolto a fine giugno, il progetto giunge al termine della sua fase di ricerca. Abbiamo raggiunto un livello di maturità tecnologica tale da consentire al consorzio di dedicare l'ultimo semestre alle applicazioni industriali dei risultati ottenuti. Il sistema di monitoraggio che abbiamo realizzato porterà a veicoli autonomi più sicuri, efficienti ed efficaci”.

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Mercoledì, 08 Luglio 2020 07:41

Al via il progetto "Diamo una casa alle api"



WWF e Intesa Sanpaolo hanno avviato una sinergia per aiutare l’ambiente. All'interno di questo percorso, che si integra nella strategia di supporto al terzo settore dell’azienda, è nato il progetto “Diamo una casa alle api" per sostenere la salvaguardia degli impollinatori, indispensabili per la vita sulla Terra.
Attraverso For Funding, la piattaforma di crowdfunding creata da Intesa Sanpaolo per mettere insieme persone e organizzazioni che propongono progetti concreti per costruire un futuro migliore, sarà possibile sostenere il lavoro del WWF per fare in modo che nel nostro futuro continuino ad esserci le api e tutti gli altri impollinatori, un tassello fondamentale della nostra sicurezza alimentare. Inoltre, Intesa Sanpaolo contribuirà in prima persona al progetto con una donazione per ogni mutuo Green e per ogni prestito Green erogato.

Pubblicato in Ambiente



C’è un momento dell’anno che segna il limite oltre il quale i consumatori europei terminano ‘virtualmente’ il consumo di pesce pescato nei mari della regione e iniziano a utilizzare quello d’importazione fuori continente. Questo limite, che nel 2020 si colloca nel mese di luglio, negli ultimi tre decenni è stato anticipato di anno in anno, un segnale dell’impoverimento progressivo delle risorse e connesso alla crisi globale della pesca.
Quindi, virtualmente, anche in Italia, da questo momento fino alla fine dell’anno consumeremo solo pesce importato. A lanciare l’allarme è il WWF, sottolineando il drammatico stato in cui versano gli oceani e il nostro Mar Mediterraneo: il mese di luglio diventa quindi un momento clou per invitare tutti i consumatori, soprattutto i più giovani, a diventare responsabili e informati e con le loro scelte, riducendo così il proprio impatto sugli ecosistemi.

LUGLIO: GIRO DI BOA PER IL CONSUMO DI PESCE
Dal mese di luglio l’Europa ha esaurito l’equivalente della propria produzione annua interna di pesce, molluschi e crostacei. Se nei primi 6 mesi dell’anno avessimo consumato solo risorse dei nostri mari, da luglio in poi esse non sarebbero più disponibili e l’Europa dovrebbe ricorrere alle importazioni per sostenere la crescente richiesta dei consumatori. La domanda europea di prodotti ittici è infatti troppo alta: se un consumatore europeo consuma in media circa 23 kg di pesce l’anno, i consumatori italiani sono ancora più appassionati di questo alimento, con i loro 29 kg di pesce pro capite l’anno. L’Italia infatti, ha esaurito l'equivalente della propria produzione annua ad aprile di quest’anno.


CRISI DELLA PESCA: UN PROBLEMA GLOBALE
In questi ultimi vent’anni il problema globale della sovrapesca è aumentato drammaticamente. In più, la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, amplifica ulteriormente la pressione sugli stock ittici. Gli oceani e lo stesso Mediterraneo non sono in grado di sostenere i livelli di questa domanda tanto che il 78% degli stock ittici monitorati nel Mediterraneo risulta sfruttato al di sopra della loro capacità di rigenerarsi, mentre a livello globale sono circa il 33% gli stock ittici monitorati che risultano sovrasfruttati. Se non riusciremo a invertire questo trend, il rischio sempre più probabile è di andare verso il collasso degli stock ittici ossia la pressoché completa sparizione di alcune specie. Tutti i consumatori hanno il compito e la possibilità di fare la loro parte per contribuire alla tutela del Mediterraneo e degli oceani. Non è necessario un grosso impegno né grandi conoscenze: è sufficiente imparare a conoscere e applicare piccoli e semplici criteri di consumo per la salvaguardia degli ecosistemi e delle generazioni che verranno dopo di noi. Per questo motivo il WWF lancia una campagna social di sensibilizzazione ai consumatori, con l’obiettivo di raccontare, in tono positivo e leggero, una problematica seria che necessità soluzioni urgenti.


UNA GUIDA PER CONSUMARE... MEGLIO
Nell’ambito del progetto Fish Forward, co-finanziato dell’Unione Europea, il WWF ha realizzato una guida online al consumo sostenibile che racconta quali sono i piccoli gesti responsabili che possiamo adottare negli acquisti di tutti i giorni, per dare il nostro importante contributo alla salvaguardia degli oceani e del Mediterraneo. Qualche esempio? Privilegiare specie poco comuni e preferibilmente locali, al posto del consumo delle specie più diffuse; utilizzare le etichette come fonte di informazioni utili nella scelta del pesce più sostenibile, evitare di acquistare esemplari troppo giovani, imparando a rispettare le taglie minime di ogni specie.
La campagna social che il WWF lancia oggi su Twitter e Instagram fornirà consigli utili per un consumo responsabile e coinvolgerà il pubblico dei giovani perché si sentano coinvolti nelle tematiche che chiamano in causa il futuro dei nostri oceani.

"In Italia non siamo consapevoli della nostra stretta dipendenza dalle importazioni di prodotti ittici, in particolar modo di quanto incidano quelle provenienti dai paesi in via di sviluppo. Gli oceani di tutto il mondo sono sovrasfruttati. Basti pensare che circa il 33% degli stock ittici globali è sovrapescato mentre il 60% viene sfruttato al massimo delle proprie capacità”, è l’allarme lanciato da Eva Alessi, responsabile del progetto Fish Forward e responsabile dei consumi sostenibili di WWF Italia.


"Stiamo mettendo a rischio la sopravvivenza delle risorse naturali marine e con loro tutte le comunità che vivono di pesca come fonte di cibo e di reddito, dai villaggi del Mediterraneo fino agli arcipelaghi indonesiani. Si tratta di circa 800 milioni di persone. Mai come oggi è stato di così vitale importanza mettere in atto comportamenti sostenibili per la salvaguardia degli ecosistemi marini. Il WWF è impegnato a favore di una pesca sostenibile a 360 gradi, con i pescatori locali affinché pratichino attività di pesca sostenibili in termini ecologici e socio-economici, con il coinvolgimento attivo delle aziende del settore perché si impegnino nella trasformazione delle proprie attività di approvvigionamento, e con i consumatori perché sia in grado di adottare comportamenti responsabili. É nostro dovere trattare gli oceani con più attenzione se vogliamo che la vita marina torni a prosperare e che il pesce continui a nutrire noi e le generazioni future”, conclude Eva Alessi.

Pubblicato in Ambiente
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