Risanare i conti? Occorre competenza e senso dell’etica pubblica

Pier Luigi Verbo e Roberto Jannelli partner di KPMG Advisory S.P.A. spiegano, in queste interviste, gli aspetti innovativi di “P.A.rliamone”, un progetto di avanguardia, che vuole sfruttare le potenzialità dell’agorà telematica per mettere in atto un modello avanzato di gestione condivisa della conoscenza nell’ambito della Pubblica Amministrazione Locale

Una network community per affrontare il difficile tema dei conti pubblici, della governance economica e finanziaria degli enti territoriali e ridare slancio programmatico alla politica. Si chiamerà “P.A.rliamone” ed è la prima community virtuale tematica, progettata da KPMG Advisory S.p.A. colosso multinazionale della consulenza. Innovativo per metodo e tecnologie utilizzate, il progetto intende sfruttare le potenzialità del Web 2.0 (la seconda generazione di Internet) per mettere in atto un modello avanzato di gestione condivisa della conoscenza. Il nuovo portale permetterà ai circa ottomila comuni italiani, alle province e alle regioni di confrontarsi sull’analisi dei bisogni reali. In questo modo uno spazio dell’agorà telematica sarà finalizzato al miglioramento delle performance, della qualità dei servizi, oltre che ad un’apertura effettiva dell’amministrazione pubblica verso i cittadini.


Pier Luigi Verbo: <>

Dott. Verbo quali saranno le tappe di sviluppo di questa Start Up, particolarmente innovativa per metodo, tecnologie utilizzate e soprattutto per la visione del cambiamento che sottende ?

“P.a.rliamone” vuole essere un progetto d’avanguardia, che sfrutta le potenzialità del web per mettere in atto un modello avanzato di gestione condivisa della conoscenza. Velocità, immediatezza, immaterialità sono i valori ormai acquisiti della net economy. Per noi che operiamo da anni sul fronte dell’innovazione sono fattori competitivi molto importanti. La Community ci consentirà di tastare il polso della pubblica amministrazione, di capirne le richieste e nello stesso tempo di far valere quella logica dell’ascolto che può avvicinare istituzioni e cittadini. Si tratta certamente di una salto importante di civiltà e di democrazia, che tende a vedere la comunicazione non come una semplice leva del marketing, quanto piuttosto come un fattore di crescita formativa e identitaria per la pluralità dei soggetti collettivi coinvolti. I saperi e le pratiche della comunicazione sono essi stessi saperi e pratiche dell’amministrazione pubblica, non elementi accessori di cui si può fare a meno.

L’utilizzazione degli apparati dell’Information Technology può migliorare l’efficacia, la trasparenza e la velocità dei processi che attengono al controllo dei conti ?

Le “comunità aumentate” dalla pratica del Web, agiscono nell’ambito di un paradigma che privilegia l’intelligenza distribuita”, con il risultato che l’esperienza digitale, che nasce con questi presupposti può aprire le organizzazioni, sia del settore pubblico che privato, alla dimensione orizzontale della conversazione. La comunicazione nell’era del digitale ha un aspetto “rizomatico”, utilizzo questa immagine di Gilles Deleuze, perché fa capire l’importanza del dinamismo, della relazionalità, della connessione, del rispetto delle differenze che connotano profondamente la società di oggi. E’ in atto una “seconda rivoluzione copernicana” per realtà fino ad ieri fondate sui principi della burocrazia, del formalismo, della verticalità, che non ammettevano saperi oltre il recinto di schemi fissati a priori. Di questo bisogna avere consapevolezza per operare su un terreno delicato come quello della governance finanziaria, che necessita di strumenti che possano rendere più fluidi i processi decisionali, più chiaro il quadro delle responsabilità, in modo da individuare meglio i veri bisogni della collettività e da finalizzare le politiche pubbliche verso un benessere effettivo, realmente percepito dai cittadini. Sappiamo che per aver successo occorre un’integrazione pluralista delle competenze, che sono sempre più sfaccettate. Il supporto dell’Information Technology sarà essenziale anche sotto questo profilo.

New Public Management è il modello di riferimento che evidenzia la necessità di misurare il valore preventivo, come parametro da inserire nella strumentazione di bilancio e nella programmazione strategica. Siamo preparati a questo salto di paradigma e di visione culturale?

L’innovazione va sempre contestualizzata. Il modello richiamato pone, non a caso, in primo piano la circolarità virtuosa tra comunità amministrate, management, ed enti di indirizzo. E’ un passaggio molto importante che va oltre ogni illusione normativistica, suggerendo un dialogo tra politica e burocrazia, troppo spesso carente, quando non assente del tutto. Adottare una logica di valore, inserirla in un bilancio di previsione che non ha più il carattere autorizzatorio inteso in senso tradizionale, vuol dire capovolgere uno schema ossificato, dando enfasi a quella dimensione dell’ascolto tra i soggetti collettivi che è uno dei caratteri distintivi che KPMG sta cercando di diffondere in quegli ambiti della Pubblica Amministrazione dove si trova ad operare.


Roberto Jannelli << E’ la buona pratica che informa sempre la migliore teoria>>

Dott. Jannelli la scelta dei luoghi non è indifferente. Perché avete scelto realtà geografiche tanto distanti e difformi dal punto di vista antropologico?

La scelta di Padova e Sorrento non è estranea alla concezione della società e della tecnologica, che ha portato alla nascita della Community. Se partiamo dall’individuo che è titolare della sovranità e portatore di attese, non possiamo più fare riferimento al Nord e al Sud, che rimane una nozione territoriale, una polarizzazione geografica legata a una concezione superata. Dobbiamo parlare di “luoghi simbolici” capaci di esprimere un concetto di etica pubblica che deve unire il paese. Lo ha detto molto bene in più scritti il celebre politologo francese Bertrand Badie che ha sottolineato il fenomeno della “fine” dei territori come fattore caratterizzante della società di Internet e della comunicazione pervasiva. Questo non vuol dire cancellare le identità, significa semmai esser chiamati a lavorare sulla categoria della differenza, che non è un ostacolo, ma una ricchezza da coltivare, soprattutto per l’impresa che guarda al futuro.

Stanno cambiando ruoli e linguaggi della consulenza. Ai grandi player non è solo richiesto un supporto tecnico, quanto il coinvolgimento diretto in un progetto di promozione della sensibilità e della cultura del cambiamento. Quali competenze occorrono per affrontare questa importante e difficile sfida?

La particolarità del nostro gruppo è quella di possedere un approccio scientifico, che si intreccia con una spiccata capacità pratica. Da qualunque parte si manifesta un’esigenza, dalla PA o dal mondo accademico, KPMG cerca di strutturare un campo di interlocuzione, che possa risultare utile a tutti gli attori. La nostra società sta operando con realtà importanti: con INPS per avviare il nuovo sistema contabile e di governo, con la Regione Lazio, sui piani di rientro del deficit sanitario, con il Ministero del Lavoro su svariati ambiti. Con ciascuno di questi grandi Clienti (ho fatto solo alcuni esempi) stiamo agendo nelle sembianze della figura di “Caronte” descrittaci magistralmente da Dante nella Commedia: ci manteniamo cioè pronti a mettere a disposizione il nostro know-how per traghettare i modelli innovativi prodotti dalla ricerca scientifica, in progetti operativi, misurabili nella prassi. E’ la buona pratica che informa sempre la migliore teoria. Occorre una giusta linea di distinzione tra i processi di decisione politica, orientati al mantenimento delle condizioni di lungo periodo per rispondere ai bisogni presenti e futuri della collettività e la dimensione economica, costretta a fare i conti con la limitatezza delle risorse disponibili.

Rimane il fatto che bisogna saper leggere e interpretare questo fitto intreccio di norme e procedure. Si può fare in modo che gli strumenti della contabilità analitica possano rafforzare la capacità di programmazione politica?

Gli strumenti della contabilità analitica insieme ai criteri che devono informare una corretta gestione e controllo della PA non possono sostituire l’azione della politica, devono semmai supportarla, in modo che le scelte siano congruenti ai bisogni reali. Il bilancio di previsione, la rendicontazione devono dare delle informazioni precise, altrimenti sarà molto agevole, per i nostri rappresentanti, eludere ogni responsabilità. Neanche lo strumento del bilancio sociale se diventa un ulteriore adempimento, può servire, perché perderebbe ogni efficacia diventando un vuoto esercizio di marketing autoreferenziale. Stesso ragionamento vale riguardo l’introduzione dei principi della contabilità pubblica, che l’Europa ci chiede, ma che devono essere accompagnati, per essere efficaci, da una cultura condivisa del cambiamento.

Se osserviamo la fenomenologia delle ultime campagne elettorali ci accorgiamo che sono lontane da quell’idea di responsabilità di cui Lei ha parlato, basata su una corrispondenza tra il programma di mandato, il patto con gli elettori e le opere effettivamente realizzate. La politica è sempre più affetta dal virus del “leaderismo”, sempre più condizionata dall’illusione ottica dall’effetto annuncio e da una babele mediatica, che confonde messaggi e obiettivi. Non Le pare che questo trend contraddice profondamente con il modello sostenuto dalla maggior parte degli autorevoli relatori che hanno animato il seminario ?

Abbiamo bisogno di un cambiamento culturale profondo, che deve investire più soggetti. La politica certo è una parte molto importante, dobbiamo capire che un sistema che tende a spostarsi verso il leaderismo, tende a scaricare le responsabilità su un deus ex machina. Una “divinità” che pensa a tutto, il leader appunto, cui potersi affidare, è questo il ragionamento che può spiegare il fenomeno cui Lei faceva riferimento. Il cittadino non vuole fare uno sforzo, non vuole esercitare il suo diritto dovere di giudicare chi lo amministra. C’è una sensibilità civile molto bassa. In questo stupendo angolo del Mediterraneo, non volevo fare riferimento alla questione rifiuti, che ci angoscia. Eppure è un caso indicativo: tutta la popolazione cerca una soluzione, ma alla domanda: dove facciamo le discariche? Tutti si chiamano fuori. La efficacia della raccolta dipende anche dalla popolazione, non solo da chi occupa i posti di governo. Se la politica è lo specchio dei popoli, allora meritiamo questa difficile situazione, che purtroppo sta facendo perdere prestigio e competitività alle imprese e al sistema-Paese nel suo complesso.

Il consolidamento dei conti e l’istituto della revisione nella pubblica amministrazione. Quale contributo per la governance pubblica”. La Community ha gia lanciato il tema su cui verterà il meeting del prossimo anno. Può anticiparci qualcosa in merito?

“P.A.rliamone” ha lanciato in anticipo il tema, per lanciare una sfida. Avvertiamo la necessità di porre l’attenzione sulla problematica del consolidamento. La PA oggi eroga servizi in varie forme, utilizzando diverse leve come l’outsourcing. Solo acquisendo il consolidato nel suo complesso potremo avere contezza di tutte le risorse impegnate in una visione globale. Le esperienze dei comuni di Padova, di Firenze, della Regione Emilia Romagna della Regione Lazio, con cui ci stiamo confrontando, ci hanno fatto vedere che gran parte delle attività economiche si sviluppano fuori dall’orizzonte amministrativo, fuori dal municipio. Morale: bisognerà sempre più guardare in direzione del bilancio consolidato se si vuole avere una fotografia della situazione reale.

 

Massimiliano Cannata

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Settembre 2009 10:26
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