Molestie sessuali e precariato

Università di Roma La Sapienza 12 Giu 2020
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Una ricerca internazionale rivela che i lavoratori con un impiego precario sono più esposti sul posto di lavoro a subire comportamenti e molestie sessuali rispetto ai loro colleghi impiegati in contesti non precari. Lo studio, coordinato dal Dipartimento di Psicologia della Sapienza, è ora pubblicato su PLoS ONE
Uno studio appena pubblicato sulla rivista PLoS ONE, condotto da un team di studiosi internazionali, tra cui Antonio Chirumbolo e Claudio Barbaranelli del Dipartimento di Psicologia della Sapienza, ha stimato le associazioni tra lavoro precario e attenzioni sessuali indesiderate e molestie sessuali, analizzando un campione di 63.966 lavoratori dipendenti, rappresentativo della popolazione attiva europea di 33 paesi.

L’indagine ha tenuto conto di alcune importanti variabili socio-demografiche: età, istruzione, tipo di famiglia, durata del lavoro, orario di lavoro settimanale, posizione professionale, settore di lavoro, dimensioni dell'azienda, rapporto di genere sul posto di lavoro.

"I risultati - spiega Antonio Chirumbolo - hanno evidenziato che le persone con un impiego precario potrebbero essere più frequentemente soggette a sperimentare sul posto di lavoro comportamenti sessuali indesiderati e molestie sessuali rispetto ai loro colleghi impiegati in contesti non precari. Questi rischi risultano particolarmente alti, sia per gli uomini che per le donne, soprattutto quando il precariato è associato a imprevedibilità degli orari di lavoro e al fatto che il lavoratore debba svolgere più lavori contemporaneamente".

Attraverso alcune domande del questionario sono state rilevate le esperienze di attenzioni sessuali indesiderate sul posto di lavoro durante l'ultimo mese e le molestie sessuali subite negli ultimi 12 mesi.

Lo 0,8% degli uomini ha dichiarato di aver subito attenzioni sessuali indesiderate nell'ultimo mese contro il 2,6% delle donne. Le donne, quindi, riportano di essere state oggetto di attenzioni sessuali indesiderate con una frequenza tre volte maggiore rispetto a quella degli uomini.

L’avere subito molestie sessuali, nell'ultimo anno, è stato segnalato dallo 0,4% degli uomini contro l'1,3% delle donne. Anche in questo caso, le donne riportano di essere state oggetto di molestie sessuali con una frequenza tre volte maggiore degli uomini. Sia per gli uomini che per le donne, tuttavia, il precariato lavorativo è risultato essere significativamente associato a una maggiore prevalenza di attenzioni sessuali indesiderate e di molestie sessuali. In particolare, gli uomini con un impiego precario hanno evidenziato il 39% in più di probabilità di ricevere attenzioni sessuali e il 58% in più di probabilità di subire molestie sessuali rispetto a coloro che invece hanno un lavoro stabile. Tra le donne, invece, le lavoratrici precarie evidenziano il 28% in più di probabilità di ricevere attenzioni sessuali indesiderate e il 17% in più di probabilità di subire molestie sessuali, rispetto alle loro colleghe che invece hanno un lavoro stabile e sicuro.

Tre in particolare i meccanismi che potrebbero essere alla base della relazione tra precariato e molestie sessuali, secondo lo studio.

“La precarietà lavorativa si accompagna quasi sempre a un maggiore rischio di perdita del lavoro - afferma Claudio Barbaranelli - per questo, il lavoratore precario può avere più esitazioni a denunciare molestie sessuali sul luogo di lavoro, proprio per paura di perdere il posto. Inoltre il lavoro precario ha una regolamentazione legislativa e istituzionale più debole, con standard di lavoro meno definiti e ai lavoratori precari potrebbe essere impedito di fermare le molestie sessuali perché essi hanno meno accesso ai sistemi di denuncia formale nelle aziende. Infine il livello più elevato di flessibilità e di turnover presente nel lavoro precario portano a un più alto grado di anonimato e al minor rischio di essere scoperti in caso di molestie. Infatti se la vittima è un dipendente precario o a tempo determinato, l’attuazione di molestie sessuali potrebbe essere percepita come meno rischiosa da parte del perpetratore".

 

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