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Le conchiglie e la guerra. La storia delle collezioni malacologiche del Museo Civico di Zoologia

Guido Donati* 07 Mag 2026

 

C'era una volta a Roma un uomo che raccoglieva conchiglie e insegnava ai ragazzi a guardare il mondo con cura.

Si chiamava Carlo Piersanti. Era preside del Liceo Visconti, una delle scuole più antiche della capitale, e nei suoi cassetti custodiva una collezione di dimensioni straordinarie. Poi venne la guerra. Un bombardamento distrusse la sua casa. Morì la figlia. Di quella raccolta immensa sopravvissero solo cinquantamila esemplari, salvati dalla distruzione. Sono quelli che oggi il Museo Civico di Zoologia di Roma conserva.


Questa storia l'ha raccontata oggi Massimo Appolloni, Conservatore di Malacologia del Museo, nella Sala Scheletri, davanti a un pubblico attento. L'incontro fa parte del ciclo La storia dietro. Naturalisti e collezioni del museo, promosso da Roma Capitale. Era il racconto di come nasce, sopravvive e a volte si salva per miracolo un patrimonio scientifico.
Piersanti non era soltanto un malacologo. Era un naturalista a tutto tondo, uno di quegli uomini del vecchio stampo per cui la scienza non aveva confini di disciplina. Scrisse di botanica, di zoologia. Si spinse fino a indagare la natura elettrica dei tumori, in un'epoca in cui quella strada era ancora poco esplorata. Preside severo e stimato del Liceo Visconti, portava in classe la stessa curiosità con cui catalogava i molluschi nei suoi cassetti.


Al centro della conferenza c'erano tre figure legate da un filo comune, tre malacologi. Giorgio Piersanti, il Merchese di Monterosato e Francesco Settepassi.
Il Marchese di Monterosato, Tommaso Allery Di Maria (1841–1927), che aveva costruito la collezione malacologica mediterranea più importante del suo tempo, con oltre due milioni di esemplari. Alla sua morte, quella raccolta rischiava di disperdersi. Fu grazie all'intervento determinante di Carlo Piersanti e di Francesco Settepassi che la collezione venne acquisita dal Museo Civico di Zoologia, dove si trova ancora oggi.


Francesco Settepassi (1886–1982) che aveva cominciato a raccogliere conchiglie a sei anni e aveva costruito nel corso della vita una raccolta di oltre un milione di esemplari, rinunciando alla gioielleria paterna per seguire il marchese Carlo Blanc nelle ricerche sull'uomo di Neanderthal e studiare le malacofaune raccolte nei siti di paleoantropogici. Scrisse i primi tre volumi dell'Atlante Malacologico del Mediterraneo in cui si addentrò nello studio delle varietà più strane delle singole specie del Mediterraneo; opera che purtroppo non potè terminare a causa di un errore medico.
Appolloni ha percorso tutta questa storia con la precisione di chi conosce ogni cassetto della collezione, restituendo nomi e volti a un patrimonio che rischia sempre di restare invisibile nei magazzini di un museo.


La conferenza si è chiusa con una testimonianza inattesa e preziosa. Enrico Migliaccio, che nel 1956 era stato allievo di Piersanti al Liceo Visconti, ha preso la parola. Aveva di fronte il ricordo di un uomo che aveva perso una figlia in una notte di guerra e aveva continuato comunque a insegnare, a classificare, a donare. Le parole di Migliaccio hanno dato alla storia una voce viva, quella di chi quel preside lo aveva conosciuto in carne e ossa, seduto tra i banchi di una delle scuole più antiche di Roma.
Le collezioni che oggi il Museo conserva e studia portano il peso di tutto questo. Di una figlia perduta, di un bombardamento, di cinquantamila conchiglie salvate.

 


*Board Member, SRSN (Roman Society of Natural Science)
Past Editor-in-Chief Italian Journal of Dermosurgery

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