Stampa questa pagina

Il "Grido" del futuro: come l'intelligenza artificiale e la chimica prevedono il declino dei colori di Munch

Emma Bariosco 30 Mar 2026

A destra, Il Grido come potrebbe apparire tra 300 anni. Alcune aree, come quelle verdi, sono molto stabili. Il giallo cadmio e il rosso vermiglio sono molto più vulnerabili ai danni della luce. Il nuovo strumento, "Light Damage Estimator" (Stimatore dei danni della luce), mostra anche che uno dei pigmenti blu, l'oltremare, sbiadirà. Montaggio: Sølvi W. Normannsen

 


Cosa vedranno i nostri discendenti tra tre secoli quando si troveranno di fronte al capolavoro di Edvard Munch? Probabilmente un’opera molto diversa da quella che ammiriamo oggi. Uno studio condotto dalla Norwegian University of Science and Technology (NTNU), pubblicato il 30 marzo 2026, rivela che il tempo e l'ambiente stanno silenziosamente ridisegnando la tavolozza del celebre pittore norvegese.

I nemici invisibili: umidità e luce
Nonostante gli sforzi titanici dei conservatori, Il Grido è un organismo chimico in mutamento. Secondo la ricercatrice Irina-Mihaela Ciortan, il giallo di cadmio utilizzato da Munch è estremamente sensibile all'umidità e tende a sbiadire. Ma non è l'unico:

Rossi instabili: Munch usò il cinabro (un minerale di mercurio) che, sotto l'effetto della luce, altera la sua intensità nel cielo e nel terreno.

Il dilemma del blu: L'opera contiene blu di cobalto (stabile) e oltremare. Quest'ultimo reagisce in modo imprevedibile a seconda dei leganti usati da Munch, scurendosi in alcuni punti e sbiadendo in altri.

La scienza dietro la previsione
Per mappare questo "invecchiamento", il team ha utilizzato la fluorescenza a raggi X (XRF). Questa tecnica ha permesso di creare una carta d'identità chimica di ogni pennellata, identificando esattamente quali pigmenti siano presenti e dove.

"Abbiamo ricreato campioni identici ai materiali originali e li abbiamo sottoposti a un processo di invecchiamento accelerato in camere climatiche," spiega Ciortan. "Questo ci ha permesso di calcolare come i decenni in museo si traducano in danni visibili."

Il "Light Damage Estimator"
Il risultato di questa ricerca è un software innovativo capace di proiettare l'aspetto del quadro fino a 300 anni nel futuro. Il simulatore permette di testare diversi scenari:

Sorgenti luminose: Come cambia l'opera sotto diversi tipi di faretti?

Ore di esposizione: Qual è l'impatto di un'apertura prolungata della galleria?

Sebbene il modello attuale si concentri su giallo di cadmio e rosso cinabro, i ricercatori sottolineano che esiste sempre un margine di incertezza nelle previsioni a così lungo termine.

Il futuro: l'IA al servizio dell'arte
Attualmente, lo strumento è limitato a poche opere analizzate nel progetto europeo PERCEIVE, poiché richiede dati chimici estremamente precisi. Tuttavia, la frontiera è l'Intelligenza Artificiale.

In futuro, l'IA potrebbe essere in grado di riconoscere i pigmenti e i leganti di un quadro semplicemente analizzando una foto ad alta risoluzione, confrontandola con database di opere già studiate (come quelle di Van Gogh). Questo renderebbe il simulatore di invecchiamento uno standard per tutti i musei del mondo, aiutandoci a proteggere la bellezza fragile della nostra storia.

Vota questo articolo
(0 Voti)