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LEUCEMIA ACUTA DEI BAMBINI

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17 Giugno 2021

Scoperto il ruolo fondamentale di microRNA 497/195 e geni CDKN2A/B:...

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Aprile 2021


 

Numerosi fattori contribuiscono all’insorgenza della malattia di Parkinson, tra questi c’è anche uno specifico tratto di personalità chiamato nevroticismo. Questo è il risultato dello studio multicentrico su quasi mezzo milione di persone, realizzato dalla Florida State University in collaborazione con Cnr-Irib, Cnr-Ibfm e pubblicato su Movement Disorders

 La malattia di Parkinson colpisce circa l’1-2% della popolazione anziana mondiale ed è la seconda patologia neurodegenerativa più comune dopo il morbo di Alzheimer. Seppur le cause non siano ancora note, gli scienziati ritengono che fattori genetici e ambientali contribuiscano alla sua insorgenza. Una nuova ricerca con partecipazione dell’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irib) di Cosenza e l’Istituto per le bioimmagini e fisiologia molecolare (Cnr-Ibfm) di Milano, pubblicata su Movement Disorders, indica che anche il tratto di personalità “nevroticismo” è costantemente associato a un maggiore rischio di sviluppare la malattia di Parkinson.

Pubblicato in Medicina

 

Un gruppo di ricercatori dell’Università degli studi di Trieste, dell’ospedale Cattinara di Trieste e dell’Università di Padova ha osservato la presenza di un legame tra iperparatiroidismo primario lieve - malattia endocrina che colpisce fino all’11% della popolazione femminile in età da menopausa - e rischio cardiovascolare. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista americana The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism.

Una recente meta-analisi di un gruppo di ricercatori dell’Università degli studi di Trieste, dell’ospedale Cattinara di Trieste e dell’Università di Padova, ha osservato la presenza di un legame tra iperparatiroidismo primario lieve – una malattia endocrina che colpisce fino all’11% della popolazione femminile in età da menopausa – e rischio cardiovascolare.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica di riferimento del settore The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, e poi ripresa da Physician’s Weekly.

Pubblicato in Medicina


Il consorzio internazionale di scienziati e conservazionisti che lavora per prevenire l'estinzione del rinoceronte bianco del Nord attraverso tecnologie avanzate di riproduzione assistita è lieto di annunciare che nei mesi di marzo e aprile 2021 sono stati prodotti altri quattro embrioni di rinoceronte bianco del Nord. Questa è la procedura (di raccolta degli ovociti in Kenya, fecondazione in vitro e crioconservazione degli embrioni in Italia) che ha avuto maggior successo ad opera del team del Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research (Leibniz-IZW), Safari Park Dvůr Králové, Kenya Wildlife Service, Ol Pejeta Conservancy e Avantea. Inoltre, il team ha confermato il successo della sterilizzazione del maschio del rinoceronte bianco del sud Owuan, eseguita a Dicembre 2020. Owuan sarà ora introdotto nel recinto con le femmine di rinoceronte bianco del sud di Ol Pejeta che sono state identificate come potenziali madri surrogate per la futura prole di rinoceronte bianco del Nord.

Le femmine Najin e Fatu a Ol Pejeta Conservancy, Kenya, sono gli unici rinoceronti bianchi del nord rimasti al Mondo. Per prevenire l'estinzione del rinoceronte bianco del nord, dal 2019, il consorzio internazionale BioRescue, formato da scienziati e conservazionisti, e guidato dal Leibniz-IZW, ha raccolto delle cellule uovo immature (ovociti) dalle due femmine e le ha fecondate artificialmente usando sperma congelato da maschi deceduti per ottenere embrioni vitali. Nel prossimo futuro, gli embrioni saranno trasferiti in madri surrogate di rinoceronte bianco del sud per ottenere prole di rinoceronte bianco del nord.

Pubblicato in Ambiente


L’analisi del DNA antico estratto da un reperto umano risalente a 17000 anni fa retrodata di almeno 3000 anni rispetto a quanto si era creduto fino ad oggi le migrazioni di gruppi dall’Europa orientale e dall’Asia occidentale che hanno contribuito a formare il genoma dei popoli europei contemporanei.

Le migrazioni preistoriche che hanno contribuito a formare il patrimonio genetico dei popoli europei contemporanei sono iniziate molto prima di quanto si era creduto fino ad oggi. Uno studio guidato da ricercatori dell'Università di Bologna, e pubblicato sulla rivista Current BiologyCurrent Biology mostra infatti che la diffusione in Europa meridionale, e in particolare in Italia, di componenti genetiche legate all’Europa orientale e all’Asia occidentale risale ad almeno 17000 anni fa, ovvero 3000 anni prima di quanto ipotizzato finora.

Pubblicato in Paleontologia


L’oggetto in avorio, studiato da archeologi e storici del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, è unico per caratteristiche, dimensioni e stato di conservazione. 


Un tesoro del passato che svela nuovi dettagli sulla vita di Pisa in epoca romana, quando l’attuale Piazza dei Miracoli, a pochi passi dalla Torre pendente, era occupata da un complesso residenziale di domus individuato a seguito di una campagna di scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica per la Toscana, in collaborazione con l’Università di Pisa, tra il 1985 e il 1988. Si tratta di un orologio solare miniaturistico in avorio databile tra la metà del II secolo a.C. e la fine del I secolo a.C., un oggetto eccezionale per le sue dimensioni, per il suo stato di conservazione e per i dettagli di fattura che lo rendono un ritrovamento unico nel mondo greco-romano.

Pubblicato in Archeologia

 

Il farmaco è il nafamostat mesilato e viene dal Giappone.


Dopo un lungo periodo di gestazione parte finalmente, grazie a una partnership tra Università di Padova e Azienda Ospedale/Università, uno studio sull’impiego del più potente antivirale contro il Covid-19.
Lo studio clinico controllato, disegnato e coordinato dal Prof. Gian Paolo Rossi, Direttore della Unità Operativa di Medicina d’Urgenza e della Scuola di Specializzazione in Medicina d’Emergenza e Urgenza, e dalla Prof. Teresa Seccia, impiegherà il nafamostat mesilato, un farmaco utilizzato da anni in Giappone come farmaco generico anticoagulante, che ha mostrato un ottimo profilo di sicurezza in tutti gli studi finora condotti. «Il farmaco, che è stato donato da Kyoso Mirai Pharma, rappresenta il più potente inibitore della proteasi TMPRSS2, che, interagendo con la proteina Spike, è responsabile dell’entrata del virus nelle cellule e della sua diffusione nell’organismo – spiega il prof Rossi -. TMPRSS2, oltre a permettere al virus di penetrare nelle cellule, attiva la coagulazione che è responsabile di trombosi e embolie, frequenti complicanze di COVID-19.

Pubblicato in Medicina

 

Domenico Corsi (Coordinatore AIOM Lazio): “Grazie a questi esami possiamo prevedere il rischio di recidiva e favorire l’appropriatezza terapeutica”. Francesco Cognetti (Direttore Oncologia Medica Regina Elena): “Provvedimento non più rinviabile anche per fermare la migrazione verso Regioni dove il test è già usufruibile”.

Roma, 20 aprile 2021 – La Regione Lazio deve provvedere al più presto ad approvare un decreto attuativo per rendere rimborsabili i test genomici per le pazienti con carcinoma del seno. L’acquisto di questi test è stato approvato e finanziato a livello nazionale a fine 2020 ma ad oggi solo Lombardia, Toscana e Provincia Autonoma di Bolzano ne hanno approvato la rimborsabilità. In Regione Lazio con questo esame circa 800 donne ogni anno potrebbero evitare chemioterapie inutili. E’ quanto emerso ieri pomeriggio durante un webinar organizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). L’evento fa parte di un tour virtuale dell’che prevede 8 incontri regionali, per sensibilizzare gli oncologi sul ruolo dei test genomici nel carcinoma della mammella. Il progetto è realizzato con il supporto incondizionato di Exact Sciences.

Pubblicato in Medicina

 


Liberare i rifiuti organici dai residui di plastica a base di polietilene grazie ai batteri in grado di “digerirla”. È l’obiettivo di Micro-Val (MICROrganismi per la VALorizzazione di rifiuti della plastica), il progetto ideato da un team tutto al femminile dell’Università di Milano-Bicocca, guidato da Jessica Zampolli, assegnista di ricerca presso il laboratorio di Microbiologia diretto dalla professoressa Patrizia Di Gennaro del Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze.

Si tratta del quarto progetto lanciato quest’anno da Biunicrowd, il programma di finanza alternativa dell’Ateneo, promosso per consentire a studenti, ex studenti, docenti, ricercatori e dipendenti di realizzare progetti innovativi e idee imprenditoriali attraverso campagne di raccolta fondi su Produzioni dal basso, prima piattaforma di crowdfunding e social innovation.

L’obiettivo economico di Micro-Val è di 9500 euro, risorse che serviranno per la messa a punto del primo trattamento italiano di trasformazione e degradazione microbiologica della plastica a base di polietilene applicabile negli impianti di gestione dei rifiuti.

Il 65 per cento dei composti plastici prodotti globalmente è rappresentato dalle plastiche a base di polietilene, sia per le ottime caratteristiche chimico-fisiche e meccaniche, sia per i bassi costi di produzione del materiale.
Purtroppo, questi materiali plastici contaminano anche i rifiuti organici, nella fase della loro raccolta differenziata. Spesso, infatti, per errore i materiali non biodegradabili si ritrovano nei rifiuti dell’umido perché non vengono correttamente differenziati all’origine.

Pubblicato in Tecnologia
Mercoledì, 21 Aprile 2021 09:17

The mystery of a Picasso unveiled by scientists

Pablo PicassoSeated ManBarcelona, June-November 1917Oil on canvas104 x 54 cmMuseu Picasso, Barcelona. Gift of Pablo Picasso, 1970MPB 110.005Museu Picasso, Barcelona. Photo: Gasull Fotografia

In the summer of 1917 in Barcelona, Picasso worked on four paintings inspired by Ballets Russes, using a similar set of material for all of them, including seven pigments, drying oils, animal glue, and canvas. The four paintings remained in Picasso’s family home until 1970 when they were donated to the Museu Picasso in Barcelona.

A century after it was created, the painting “Hombre sentado” (Seated man) seemed to be in precarious conservation conditions which were worse than the other three paintings in the series. Experts observed numerous superficial cracks and the museum decided to restore the painting, but it wanted to go deeper — it wanted to understand why such similar paintings, which had been stored in similar conditions for a century, were so different.

The ‘case’ was entrusted to an international, multidisciplinary team of conservation scientists, which included Francesca Izzo, a researcher in Sciences and Technologies for the Conservation of Cultural Heritage at Ca’ Foscari University of Venice. The project ProMeSA (Study of the mechanical and dimensional properties of commercial paint films), coordinated by Laura Fuster-López, professor of Conservation at the Universitat Politècnica de València, has recently been completed and the results have been published in the scientific journal SN Applied Sciences.

Pubblicato in Scienceonline

Particolare in cui si riconoscono profonde crettature della pellicola pittorica. Pablo Picasso, Seated Man. Museu Picasso, Barcelona. Photo: Gasull Fotografia

 


Nell’estate del 1917 a Barcellona, Pablo Picasso realizza quattro opere ispirate ai Ballets Russes, utilizzando materiali molto simili fra loro: sette pigmenti, olii siccativi, colla animale e tele. I quadri rimangono nella casa della famiglia di Picasso fino al 1970, quando vengono donate al Museu Picasso di Barcellona.

Un secolo dopo la realizzazione, l’opera “Hombre sentado” (Uomo seduto) appare in uno stato di conservazione precario, peggiore rispetto alle altre tre della serie. Gli esperti notano molte screpolature, dette tecnicamente crettature superficiali.

Il museo decide di restaurare l’opera, ma non solo. Vuole andare a fondo, per capire il perché di quelle differenze tra opere per molti versi simili che avevano condiviso un secolo in condizioni analoghe.Il ‘caso’ viene affidato a un team internazionale e multidisciplinare di scienziati conservatori, tra cui Francesca Izzo, ricercatrice di Scienze Chimiche per i Beni Culturali all’Università Ca’ Foscari Venezia.Parte così il progetto Promesa (Study of the mechanical and dimensional properties of commercial paint films), coordinato da Laura Fuster-Lopez, professoressa di Conservazione all'Universitat Politècnica de València e da poco concluso con la pubblicazione dei risultati sulla rivista scientifica SN Applied Sciences.

Pubblicato in Arte

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