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Gennaio 2021
Lunedì, 25 Gennaio 2021 13:07

Economia… da Primati!


Un numero speciale della rivista Philosophical Transactions, curato, tra gli altri, da Elsa Addessi dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, passa in rassegna alcuni degli studi più recenti sui comportamenti economici delle specie animali a noi evolutivamente più vicine, quali cebi dai cornetti, gorilla e scimpanzè, evidenziando così i meccanismi cognitivi alla base delle nostre prese di decisione.
Per comprendere i meccanismi cognitivi alla base delle prese di decisione nella nostra specie risulta di grande interesse lo studio del comportamento dei primati non umani, le specie animali a noi evolutivamente più vicine: dai cebi dai cornetti ai gorilla, fino agli scimpanzè.

Comparando il nostro e il loro comportamento economico è possibile ricostruire le radici evolutive dell’economia umana. È questo il focus del numero speciale della rivista Philosophical Transactions della Royal Society of London, dal titolo “Existence and prevalence of economic behaviors in non-human primates”, curato da Elsa Addessi dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Cnr-Istc), insieme a Thomas Boraud (Università di Bordeaux) e Sacha Bourgeois-Gironde (Institut Jean-Nicod - Ecole normale supérieure di Parigi) e che riunisce articoli multidisciplinari di università e centri di ricerca internazionali, dalla psicologia comparata all’economia, fino alle neuroscienze.

“I 16 contributi forniscono una panoramica delle più recenti ricerche sui comportamenti economici dei primati non umani. Ad esempio, evidenziano una serie di differenze interindividuali nella presa di decisione in condizioni di rischio, fondamentali per comprendere le origini evolutive del gioco d’azzardo patologico nella nostra specie”, spiega Addessi. “L’attitudine al rischio, ossia la preferenza per opzioni che hanno una probabilità di vincita anche bassa, come nel caso del sei al superenalotto, cambia a seconda del contesto sociale e dell’entità delle possibili perdite: gli scimpanzé sono più propensi all’azzardo in presenza di un potenziale competitore e quando, perdendo, ottengono una piccola ricompensa. Anche la modalità di proposta delle opzioni è importante: analogamente a quanto messo in luce tra gli esseri umani, i macachi rischiano di più di fronte a potenziali perdite che a potenziali guadagni”.

Pubblicato in Paleontologia


L’Università di Pisa nel consorzio internazionale che ha realizzato lo studio pubblicato sulla rivista Science Advances e che migliora gli attuali modelli predittivi del clima futuro


Il clima in Europa 12mila anni fa era in molte regioni più piovoso di oggi, in alcune aree del Mediterraneo fino a 1000-2000 mm all’anno in più rispetto all’attuale. E’ questo quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances e condotto da un consorzio internazionale di università fra cui quella di Pisa.
La scoperta rovescia le attuali convinzioni, sinora si riteneva infatti che il clima in quell’epoca fosse generalmente più arido, e migliora sensibilmente i modelli predittivi sul clima grazie anche ad una maggiore comprensione dell’importanza della corrente a getto polare (un vento molto veloce di alta quota) per il clima di quel periodo.
“Per l’Europa si tratta della prima ricostruzione quantitativa delle precipitazioni avvenute durante lo Younger Dryas, cioè il periodo di rapido raffreddamento del clima avvenuto circa 12.000 anni fa, alla fine dell’ultima era glaciale”, spiega il professore Adriano Ribolini del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Ateneo pisano.

Pubblicato in Ambiente



The Institute for Research in Biomedicine (IRB; Bellinzona, Switzerland), affiliated to the Università della Svizzera italiana (USI) developed a second-generation ‘double antibody’ that protects from SARS-CoV-2, the virus causing COVID-19, and all its tested variants. It also prevents the virus from mutating to resist the therapy.

Antibody-based immunotherapy was already shown to be effective against COVID-19 but faces two main obstacles: it needs to work against the circulating viral variants; it must prevent formation of new variants, that can rapidly ensue via a mechanism similar to that leading to antibiotic resistant bacteria. We solved the problem by joining two natural antibodies into a single artificial molecule, called ‘bispecific antibody’, that targets two independent viral sites simultaneously.

Pre-clinical trials showed that this bispecific antibody potently neutralizes SARS-CoV-2 and its variants, including the recent UK one circulating in Switzerland and Europe with increased spread. The bispecific, but not first-generation antibodies, prevents the virus from changing its structure to evade therapy. The high bispecific potency and its overall characteristics make it an ideal candidate for human clinical trials, with good chances of employment both for prevention and treatment of COVID-19.

Pubblicato in Scienceonline



Necessario investire nella informazione e prevenzione per evitare i conflitti

In un’area agricola tra le località di Coazze e Ronchetrin a Gazzo Veronese, in provincia di Verona, un agricoltore ha sparso una enorme quantità di mais avvelenato, probabilmente con l’obiettivo di uccidere le nutrie.
La presenza di una tale disponibilità di cibo, in un periodo difficile come quello invernale, ha però attratto numerose specie animali che, dopo averlo ingerito, hanno inesorabilmente perso la vita.
Il personale intervenuto sul posto ha rinvenuto decine di carcasse tra cui lepri, volpi, fagiani, anatre, oche, aironi, pesci e ha rilevato come il mais avvelenato sia presente in un’area molto estesa (circa due ettari) rendendo difficile la completa bonifica.
Il luogo si trova poco distante dall’area protetta Palude del Busatello (una ZPS, Zona di Protezione Speciale) e vi è un concreto rischio che il veleno, ingerito da diversi animali, possa entrare nella catena alimentare avvelenando i predatori e gli animali che si nutrono di carcasse, come rapaci e corvi.
L’agricoltore è stato denunciato per avvelenamento e disastro ambientale.

Pubblicato in Ambiente

Photo: Miguel Ángel Mateo, Diego Moreno

 

Large-scale production of vegetables and fruit in Spain with intensive plastic consumption in its greenhouse industry is believed to have leaked microplastic contaminants since the 1970s into the surrounding Mediterranean seagrass beds. This is shown in a new study where researchers have succeeded in tracing plastic pollution since the 1930s and 1940s by analyzing seagrass sediments.

About half of Sweden’s cucumbers and a fifth of the tomatoes in Sweden are currently imported from Spain according to the Swedish Board of Agriculture. A special area in Spain where large-scale vegetable cultivation takes place is Almería on the Mediterranean coast in southeastern Spain. A new study from the area of Almería, also known as “the sea of plastic”, shows that the intensive use of plastics in the greenhouse industry seems to have led to ever-increasing emissions of microplastics since the development of intensive greenhouse farming in the 1970s.

“Almería is unique in Europe because it is one of the few human structures that can be seen from space because it is so large. The area accounts for about a quarter, or three million tonnes, of the total Spanish exports of vegetables and fruit”, says Martin Dahl, researcher in marine ecology at the Department of Ecology, Environment and Plant Sciences, Stockholm University, who is the first author of the study in the scientific journal Environmental Pollution.

Pubblicato in Scienceonline

Abstract

The SARS-CoV-2 pandemic is one of the greatest global medical and social challenges that have emerged in recent history. Human coronavirus strains discovered during previous SARS outbreaks have been hypothesized to pass from bats to humans using intermediate hosts, e.g. civets for SARS-CoV and camels for MERS-CoV. The discovery of an intermediate host of SARS-CoV-2 and the identification of specific mechanism of its emergence in humans are topics of primary evolutionary importance. In this study we investigate the evolutionary patterns of 11 main genes of SARS-CoV-2. Previous studies suggested that the genome of SARS-CoV-2 is highly similar to the horseshoe bat coronavirus RaTG13 for most of the genes and to some Malayan pangolin coronavirus (CoV) strains for the receptor binding (RB) domain of the spike protein.

Full article

 

Pubblicato in Scienceonline

 

Conterrà i rifiuti radioattivi, per la maggior parte provenienti da usi civili e sanitari

La Sogin, con il nulla osta del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha pubblicato sul sito  www.depositonazionale.it la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI), il progetto preliminare e tutti i documenti correlati alla realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico, che permetterà di sistemare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività.

Un lavoro coordinato congiuntamente dai due ministeri, atteso da molti anni, che testimonia la forte assunzione di responsabilità da parte del governo su un tema, quello della gestione dei rifiuti radioattivi, che comporta anche per il Paese una procedura di infrazione europea: attualmente i rifiuti radioattivi sono stoccati in una ventina di siti provvisori, che non sono idonei ai fini dello smaltimento definitivo.

La pubblicazione della Cnapi, con l’elenco dei 67 luoghi potenzialmente idonei (che non sono tutti equivalenti tra di essi ma presentano differenti gradi di priorità a seconda delle caratteristiche), di fatto dà l’avvio alla fase di consultazione dei documenti per la durata di due mesi, all’esito della quale si terrà, nell’arco dei 4 mesi successivi, il seminario nazionale. Sarà questo l’avvio del dibattito pubblico vero e proprio che vedrà la partecipazione di enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, durante il quale saranno approfonditi tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere.

Pubblicato in Ambiente

 

Previsto dal D.Lgs. 101/2020, risponde all'obbligo di registrazione di coloro che importano, producono, detengono e commerciano materie e rifiuti radioattivi.

L'avvio del sito STRIMS è la risposta ad un'importante novità prevista dal D.Lgs. 101/2020, ovvero l'obbligo di registrazione al sito istituzionale dell'ISIN di tutti gli operatori del settore, in particolare di chiunque importa o produce a fini commerciali o, comunque, esercita commercio di materiali o sorgenti di radiazioni ionizzanti, di chi effettua attività di intermediazione degli stessi, attività di detenzione di sorgenti di radiazioni ionizzanti, di trasporto di materiali radioattivi e di tutti i soggetti che si occupano di gestione di rifiuti radioattivi. Questi soggetti, dopo essersi registrati al sito, dovranno trasmettere le informazioni relative a ciascuna operazione effettuata, alla tipologia e alla quantità delle sorgenti oggetto dell'operazione.

 Gli utenti possono consultare i contenuti pubblici del sito come, ad esempio, le FAQ, disponibili alla sezione Informazioni Utili nella home di STRIMS. Da febbraio, sarà possibile registrarsi a STRIMS, accedere ai video tutorial o effettuare richieste di assistenza.

Pubblicato in Ambiente


I ricercatori dell’Università Statale di Milano hanno osservato in un modello sperimentale l’impatto critico dello stress durante il periodo prenatale: nei piccoli nati da mamme sottoposte a stress, la malattia della sclerosi multipla si manifesta in età adulta con sintomi neurologici più gravi. Una speranza dai farmaci antidepressivi.


Vivere esperienze di stress fisico e psichico può rappresentare un importante fattore di rischio per lo sviluppo o l’esacerbazione di malattie di diversa natura, alcune delle quali prive di una terapia farmacologica davvero efficace. In questo contesto un gruppo di ricercatori dell’Università Statale di Milano, guidato da Raffaella Molteni, si è chiesto se e come un’esperienza stressante potesse influenzare lo sviluppo di sclerosi multipla, una delle più note malattie neurodegenerative di natura infiammatoria associate a demielinizzazione. Poiché le conoscenze attuali su stress e sclerosi multipla sono limitate a studi che hanno esaminato eventi avversi avvenuti in età adulta, i ricercatori hanno ipotizzato che - come avviene in molte altre malattie a carico del sistema nervoso centrale - lo stress possa avere un impatto altrettanto critico durante il periodo prenatale, quando eventi stressanti subiti dalla mamma durante la gestazione possono influenzare lo sviluppo del sistema nervoso centrale del nascituro. Infatti, in questa fase del neurosviluppo, il sistema nervoso è particolarmente vulnerabile a danni potenziali che, pur senza indurre segni apparenti a tempi precoci, lasciano una “traccia di vulnerabilità” che si può manifestare in età adulta a seguito di ulteriori sollecitazioni.

Pubblicato in Medicina


Pubblicato su Nature communications dai ricercatori dell’Università Statale di Milano e dell’Università di Bari il primo studio del progetto COVIDinPET: dai tamponi e test sierologici effettuati sugli animali domestici risulta che alcuni sono entrati in contatto con il virus SARSCoV-2 ma non sviluppano la malattia COVID-19.


Pubblicato su Nature communications il primo studio del progetto COVIDinPET (Genetic characterization of SARS-CoV2 and serological investigation in humans and pets to define cats and dogs role in the COVID-19 pandemic) che ha coinvolto, tra i partner del progetto, i ricercatori del dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Milano e quelli dell’Università di Bari, nonché il dipartimento Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità, una rete di collaboratori internazionali guidata dall’Università di Liverpool e alcuni laboratori veterinari italiani. Nello studio sono stati arruolati 919 cani e gatti provenienti da aree del territorio nazionale (in particolare dalla Lombardia) in cui nella prima ondata della pandemia la prevalenza della malattia nell’uomo è risultata particolarmente elevata.

Nell’ambito dello studio sono stati eseguiti tamponi molecolari orofaringei, nasali o rettali per la ricerca di SARS-CoV2, e/o esami sierologici per la ricerca di anticorpi anti-SARS-CoV-2. In 528 casi erano noti i risultati di test molecolari condotti sui proprietari degli animali. Tutti i 494 tamponi processati sono risultati negativi, inclusi quelli prelevati da cani o gatti con sintomi respiratori o conviventi con proprietari che sono stati COVID-19 positivi.

Pubblicato in Medicina

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