Gennaio 2019

 

Lo studio, condotto dal Dipartimento di Biologia e biotecnologie “Charles Darwin” della Sapienza in collaborazione con l’Istituto italiano di tecnologia, ha identificato uno specifico RNA circolare con un ruolo cruciale nello sviluppo del Rabdomiosarcoma, un tumore infantile che colpisce il muscolo scheletrico. La ricerca, che apre nuove prospettive per la cura del cancro, è stata pubblicata sulla rivista Oncogene

La scoperta che gli RNA circolari (circRNA) siano coinvolti nella modulazione di numerosi processi fisiologici giustifica il sempre più crescente interesse per lo studio di questa classe di macromolecole informazionali. I circRNA infatti sono stati identificati solo recentemente grazie allo sviluppo di tecnologie molto più sensibili per il sequenziamento degli RNA e, seppur questa acquisizione scientifica abbia aperto nuove interessanti prospettive di ricerca, ancora poco si sa sulla loro specifica funzione. Un nuovo studio del Dipartimento di Biologia e biotecnologie “Charles Darwin”, in collaborazione con il Center for Life Nano Science dell’Istituto italiano di tecnologia (IIT), ha dimostrato il ruolo di uno specifico RNA circolare anche nel controllo della proliferazione di cellule tumorali. I risultati della ricerca, supportata da un progetto Advanced Grant ERC e dalla Fondazione Telethon, sono stati pubblicati sulla rivista Oncogene.

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Ricercatori dell’Università di Ulm (Germania), dell’Università Statale di Milano e dell’Istituto Auxologico Italiano presentano un esame del sangue che facilita la diagnosi differenziale della SLA. Il test consente inoltre una previsione del decorso di malattia.

Il contributo scientifico del gruppo del prof. Markus Otto dell’Università di Ulm e del dott. Federico Verde dell’Università di Milano e dell’ Auxologico è apparso sulla rivista scientifica Journal of Neurology, Neurosurgery, and Psychiatry. Milano, 16 ottobre 2018 - Non sono trascorsi molti anni da quando la SLA era circondata dal “mistero”. I medici, i neurologi in particolare, raccontavano di arrivarci per “esclusione”. Ci voleva molta preparazione clinica e molta esperienza. Si arrivava alla diagnosi, escludendo altre malattie neurodegenerative, soprattutto attraverso i sintomi e le disabilità.

Tanto che erano sorti centri specializzati nella diagnosi della SLA. Oggi il quadro della malattia, pur sempre drammatica, sta cambiando. Accanto alle serrate ricerche internazionali sulla genetica della SLA, a cui il gruppo guidato dal prof. Vincenzo Silani sta dando contributi fondamentali, ora si affianca un test, un esame di laboratorio sul sangue del paziente, che consente non solo di diagnosticare la SLA, ma pure di seguirne l’evolvere della malattia. Tutto ciò apre ancor più la strada alla diagnosi precoce e alla futura terapia della SLA. Con circa 8.000 persone colpite a livello federale, informano i ricercatori tedeschi, in Italia almeno 3500 malati e 1000 nuovi casi all’anno, la SLA appartiene alle malattie neurodegenerative rare. Tuttavia questa malattia neurologica fatale è nota ad un più vasto pubblico per effetto di pazienti illustri come il fisico da poco deceduto dopo una lunga sopravvivenza Stephen Hawking e diversi casi tra i calciatori italiani. Nel corso della malattia muoiono le cellule nervose responsabili del comando dei muscoli (motoneuroni).

Pubblicato in Medicina



The first and most distinct consequence of daily mild stress is an increase in rapid-eye-movement (REM) sleep, a new study in the journal PNAS reports. The research also demonstrated that this increase is associated with genes involved in cell death and survival.

REM sleep, also known as paradoxical sleep, is the sleep state during which we have most of our dreams and is involved in the regulation of emotions and memory consolidation. REM sleep disturbances are common in mood disorders, such as depression. However, little was known about how sleep changes are linked to molecular changes in the brain.

During this 9-week study, conducted by researchers from the Surrey Sleep Research Centre at the University of Surrey in collaboration with Eli Lilly, mice were intermittently exposed to a variety of mild stressors, such as the odour of a predator. Mice exposed to mild stressors developed signs of depression; they were less engaged in self-care activities; were less likely to participate in pleasurable activities such as eating appetising food, and became less social and interested in mice they hadn’t encountered before.

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Mercoledì, 23 Gennaio 2019 09:09

Il dolore da neuropatia si cura mangiando meno

 

Lo studio del Cnr-Ibcn, Irccs Fondazione S. Lucia, Università di Chieti e di Milano dimostra per la prima volta che la riduzione delle calorie consumate durante lo sviluppo di una neuropatia allevia sensibilmente il dolore cronico sia in animali normali sia in animali con profilo metabolico simile a quello diabetico. I risultati sono pubblicati su Plos One

 

Un periodo limitato di dieta a ridotto apporto calorico è in grado di attivare meccanismi anti-infiammatori, riducendo e prevenendo la cronicizzazione del dolore neuropatico. Ad arrivare a questa conclusione, pubblicata sulla rivista Plos One, un team di ricerca dell’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr) e della Fondazione Santa Lucia (Irccs), in collaborazione con le Università di Chieti e Milano. Lo studio, finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito dei progetti 'Giovani Ricercatori' presso la Fondazione Santa Lucia, apre la strada a nuove strategie terapeutiche non farmacologiche, in alternativa o in supporto alle cure convenzionali.

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