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Il fallimento di molte aziende nel passaggio all'olio di palma sostenibile

WWF comunicato stampa 17 Gen 2020
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Alla vigilia del World Economic Forum di Davos, l’incontro annuale a cui le aziende accorreranno per presentare le loro agende per un mondo più sostenibile, il WWF presenta le Palm Oil Buyers Scorecard ossia le valutazioni delle aziende per il loro supporto all’impiego di olio di palma sostenibile, con lo scopo di affrontare e risolvere la problematica della deforestazione nelle aree tropicali. E i risultati non sono dei migliori.

Nessuna azienda infatti ha raggiunto il voto più alto nel punteggio stabilito dal WWF, che ha esaminato le strategie messe in atto dai brand globali nella riduzione degli impatti sugli habitat tropicali generati da un approvvigionamento non sostenibile dell’olio vegetale più consumato al mondo.

Se prodotto in maniera non responsabile, l’olio di palma può avere impatti devastanti sulle foreste, le specie e le comunità con conseguenze drammatiche anche sul cambiamento climatico. A dispetto degli impegni assunti da aziende e coalizioni industriali per eliminare la deforestazione dalla propria catena di fornitura, le scorecard del WWF dimostrano che molte aziende sono ancora ben lungi dal dimostrare ai propri consumatori di poter adempiere a queste promesse.

In questo elenco soltanto il gruppo Ferrero, l’azienda italiana di beni di consumo alimentari, ha ottenuto più di 20 punti (su un massimo di 22) lanciando un segnale di incoraggiamento al mondo dell’industria sul fatto che una filiera di olio di palma sostenibile e priva di impatti sulle foreste è possibile. A completare l’elenco delle prime 5 aziende delle Scorecard WWF ci sono Edeka, Kaufland, L'Oréal e IKEA.

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